mercoledì 9 maggio 2012

Una disperazione
con molti padri


di Gigi Casciello
Altre due persone si sono lasciate inghiottire dall'abisso della disperazione. 
Generoso Armenante non ce l'ha fatta a sopportare il pensiero di dover 
abbandonare anche la casa dopo che si era già visto strappare il lavoro due 
anni fa; Angelo Coppola è rimasto schiacciato dalla paura delle tasse, dal 
timore che la sua azienda andasse a rotoli. Un dolore in più dopo quello già 
insopportabile di aver perso una figlia. Troppo, anche per un uomo di 64 anni 
che nella vita ne avrà viste tante e superate abbastanza.
E' accaduto qui, a Cava ed a San Valentino Torio, in città che ancor più di 
Salerno rappresentavano fino a qualche anno fa l'esempio del commercio e 
dell'agricoltura che funziona, con l'indotto ed i derivati comparti industriali 
che ne accrescevano le prospettive. Poi sono arrivati la globalizzazione, 
l'euro e la mancata calmierizzazione dei prezzi, l'impennata del debito 
pubblico, Basilea uno e due ed infine le nuove norme sulla tracciabilità del 
danaro. E così tutto è diventato più complicato, persino l'arte di arrangiassi 
si è trasformata in un'improbabile esercizio acrobatico.
Ma è quando ti senti venir meno la dignità, quando deve inventarti ogni giorno 
una scusa per dare un senso alla giornata e persino per giusìtificare il tuo 
stare fuori casa, che tutto diventa insostenibile. Già, la dignità, la dignità 
di chi non ce la fa più, la dignità di chi non ne può più di andare a bussare 
alle porte di parenti, amici, conoscenti, dopo che quelle delle banche si sono 
definitivamente chiuse. La dignità di chi non ce la fa più a chiedere aiuto, un 
consiglio, soldi. La dignbità di chi non vede più una via di uscita per una 
vita che tutto d'un tratto sembra essere finita prima in un tunnel e poi in un 
pozzo. Un po' come in quelle storie raccontante da Zafon, lo scrittore spagnolo 
che aveva iniziato a scrivere libri per ragazzi e poi si è accorto che la vita 
in fondo è talmente fantastica, a metà tra la tragedia ed il sogno, che quei 
romanzi potevano andare ben oltre le letture adolescenziali.
Ma quelle degli italiani disperati come Generoso Armenante ed Angelo Coppola, 
sono storie che non si vorrebbero raccontare mai.
E putroppo diventano anche tragicamente ripetitive in un Paese dove dopo 
l'inconsapevolezza di Berlusconi mentre la nave già affondava, ora con Monti 
immaginano di traghettare la stessa nave che faceva acqua mettendo un po' di 
toppe. Per carità, forse alla fine la barca guadagnerà la riva ma sicuramente 
non sarà più buona per solcare i mari e sarà destinata a marcire lì dove si è 
arenata. Fuor di metafora significa che questa Italia se non trova risorse, 
idee, strategie, per far ripartire l'economia dando respiro ai piccoli 
imprenditori piuttosto che buttarli nel terrore, le tragedie di chi non resiste 
all'angoscia di un futuro fatto di debiti, non lavoro e speranze deluse, si 
ripeteranno a raffica.
E allora Monti  ed il resto della compagnia di giro si diano da fare o si 
facciano da parte perché qui c'è bisogno di una strategia d'impresa non di un 
triste ragioniere di Stato. Ed ancor meno c'è bisogno di un Premier che si 
chiama fuori, che si guarda alle spalle per attribuire ad altri la 
responsabilità di una tragedia umana che rischia di diventare un'epidemia di 
disperazione.
Ma questo ormai è un Paese dove non è raro persino il buonsenso. Altrove dopo 
elezioni, seppure amministrative, che hanno visto la sconfitta dei partiti che 
sostengono la maggioranza di Governo, ci si interrogherebbe se non fosse il 
caso di fermarsi e tornare al voto. Invece qui ci cantano la canzone della 
responsabilità, dei tagli e del rigore sopra ogni cosa. Un rigore che per ora 
viene pagato solo da un popolo che scopre quanto la disperazione possa essere 
un ospite poco gradito che può bussare alla porta di ciascuno.

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