Una disperazione
con molti padri
di Gigi Casciello
Altre due persone si sono lasciate inghiottire dall'abisso della disperazione.
Generoso Armenante non ce l'ha fatta a sopportare il pensiero di dover
abbandonare anche la casa dopo che si era già visto strappare il lavoro due
anni fa; Angelo Coppola è rimasto schiacciato dalla paura delle tasse, dal
timore che la sua azienda andasse a rotoli. Un dolore in più dopo quello già
insopportabile di aver perso una figlia. Troppo, anche per un uomo di 64 anni
che nella vita ne avrà viste tante e superate abbastanza.
E' accaduto qui, a Cava ed a San Valentino Torio, in città che ancor più di
Salerno rappresentavano fino a qualche anno fa l'esempio del commercio e
dell'agricoltura che funziona, con l'indotto ed i derivati comparti industriali
che ne accrescevano le prospettive. Poi sono arrivati la globalizzazione,
l'euro e la mancata calmierizzazione dei prezzi, l'impennata del debito
pubblico, Basilea uno e due ed infine le nuove norme sulla tracciabilità del
danaro. E così tutto è diventato più complicato, persino l'arte di arrangiassi
si è trasformata in un'improbabile esercizio acrobatico.
Ma è quando ti senti venir meno la dignità, quando deve inventarti ogni giorno
una scusa per dare un senso alla giornata e persino per giusìtificare il tuo
stare fuori casa, che tutto diventa insostenibile. Già, la dignità, la dignità
di chi non ce la fa più, la dignità di chi non ne può più di andare a bussare
alle porte di parenti, amici, conoscenti, dopo che quelle delle banche si sono
definitivamente chiuse. La dignità di chi non ce la fa più a chiedere aiuto, un
consiglio, soldi. La dignbità di chi non vede più una via di uscita per una
vita che tutto d'un tratto sembra essere finita prima in un tunnel e poi in un
pozzo. Un po' come in quelle storie raccontante da Zafon, lo scrittore spagnolo
che aveva iniziato a scrivere libri per ragazzi e poi si è accorto che la vita
in fondo è talmente fantastica, a metà tra la tragedia ed il sogno, che quei
romanzi potevano andare ben oltre le letture adolescenziali.
Ma quelle degli italiani disperati come Generoso Armenante ed Angelo Coppola,
sono storie che non si vorrebbero raccontare mai.
E putroppo diventano anche tragicamente ripetitive in un Paese dove dopo
l'inconsapevolezza di Berlusconi mentre la nave già affondava, ora con Monti
immaginano di traghettare la stessa nave che faceva acqua mettendo un po' di
toppe. Per carità, forse alla fine la barca guadagnerà la riva ma sicuramente
non sarà più buona per solcare i mari e sarà destinata a marcire lì dove si è
arenata. Fuor di metafora significa che questa Italia se non trova risorse,
idee, strategie, per far ripartire l'economia dando respiro ai piccoli
imprenditori piuttosto che buttarli nel terrore, le tragedie di chi non resiste
all'angoscia di un futuro fatto di debiti, non lavoro e speranze deluse, si
ripeteranno a raffica.
E allora Monti ed il resto della compagnia di giro si diano da fare o si
facciano da parte perché qui c'è bisogno di una strategia d'impresa non di un
triste ragioniere di Stato. Ed ancor meno c'è bisogno di un Premier che si
chiama fuori, che si guarda alle spalle per attribuire ad altri la
responsabilità di una tragedia umana che rischia di diventare un'epidemia di
disperazione.
Ma questo ormai è un Paese dove non è raro persino il buonsenso. Altrove dopo
elezioni, seppure amministrative, che hanno visto la sconfitta dei partiti che
sostengono la maggioranza di Governo, ci si interrogherebbe se non fosse il
caso di fermarsi e tornare al voto. Invece qui ci cantano la canzone della
responsabilità, dei tagli e del rigore sopra ogni cosa. Un rigore che per ora
viene pagato solo da un popolo che scopre quanto la disperazione possa essere
un ospite poco gradito che può bussare alla porta di ciascuno.
mercoledì 9 maggio 2012
mercoledì 21 marzo 2012
La Cgil in un vicolo cieco
Sarà una primavera calda perché la Cgil sulla riforma del lavoro si gioca il futuro prima ancora che la faccia. Questi verranno ricordati non solo come i giorni della lunga trattativa per la riforma del lavoro ma anche come quelli che segnano, scandiscono un nuovo corso per gli stessi sindacati. E’ cambiato il mondo eppure, come i partiti, i sindacati, a cominciare dalla Cgil, non si rendono conto che nulla è più come prima e la gente ormai considera altro da sé, lontane, tutte quelle organizzazioni, sia esse sindacali o di partito, diventate negli anni autoreferenziali ed avvertite come strutture di pura gestione, di potere.
La stessa frattura nella triplice, con Csil e Uil che, se Monti e la Fornero avessero voluto, sarebbero state pronte a firmare l’accordo per l’articolo 18 e l’intera riforma del lavoro, con la Cgil invece rimasta isolata in una posizione oltranzista, in altri tempi sarebbe stata vissuta come un dramma collettivo. Ed ha un bel dire Susanna Camusso, leader della Cgil, che il suo sindacato farà di tutto per contrastare la riforma del mercato del lavoro. Certo, “farà le mobilitazioni necessarie, non sarà una cosa di breve periodo e che con le modifiche all'articolo 18 proposte dal Governo si avvierà un periodo di tensioni sociali”: lo sciopero generale non fermerà il Governo né aiuterà la Cgil a recuperare fino in fondo il rapporto con la base.
Il vero motivo della tensione sociale in questo Paese è un altro. Non tanto il problema dell’articolo 18 che aggiunge solo incertezza ad un clima di paura, quasi di angoscia sul futuro che attende i lavoratori italiani ma il lavoro che non c’è. Il tutto in una crescente tensione sociale appena percepita anche dai sindacati che si attorcigliano sull’articolo 18 piuttosto che promuovere, invece, una grande mobilitazione per rimettere in moto il vero sviluppo in questo Paese. Uno sviluppo che passa attraverso la cantierizzazioni di centinaia e centinaia di opere con progetti già esecutivi realizzati dai Comuni. A questo andrebbe poi aggiunto un serio piano per le assunzioni dei giovani e degli over 40 che hann persoo il lavoro. Basterebbe poco perché i progetti esecutivi sono già finanziati e per favorire nuove assunzioni basta recuperare i fondi per evitare che le aziende siano appesantite dai costi previdenziali e fiscali dei nuovi assunti per almeno due anni. Tutto qui. Non mi pare che si parli della luna e che serva uno scienziato della politica e dell’economia per capire che solo così ci si rimette in piedi. Ed il fatto che nessuno lo dica e lo faccia fa sorgere più di un sospetto sui reali interessi di questo Governo.
Gigi Casciello
sabato 17 marzo 2012
Si vogliono solo salvare
Domandina di fine settimana: di che natura è il vertice di Bersani, Alfano e Casini con il premier Mario Monti e l’intesa tra Pdl, Pd ed Udc dove condurrà il Paese? Ieri mi chiedevo se si trattasse di inciucio o di grande coalizione per lo sviluppo del Paese. Ma oggi non ho dubbi: è un grande inciucio. Non è chiaro dove l’intesa condurrà il Paese ma è chiaro che si tratti di un estremo tentativo per salvaguardare i grandi partiti dall’onda dell’anti-politica e dall’attacco sferrato dalle Procure di mezza Italia al sistema di gestione della politica. A Milano, come a Bari, contro l’asse Pdl-Lega, come contro il Pd.
La conferma che questo attacco da parte della magistratura contro i partiti, così come accadde con Tangentopoli, magari nemmeno per una strategia generale ma di sicuro per un effetto di un’azione “imitativa” tra le Procure, si inserisca in un ormai ventennale rapporto malato tra politica e magistratura arriva dai toni usati dal Consiglio superiore della magistratura contro la responsabilità civile dei magistrati. Le toghe, scrivono poi i i giornali come “Repubblica”, da sempre a sostegno della via giudiziaria nella lotta politica, non faranno sconti né ammetteranno deroghe, confermando l’evidente pressione del Csm sul Parlamento e dimenticando che la funzione della magistratura è di applicare la legge non farla perché questo spetta alla politica, al Parlamento, al limite al Governo che però poi per ratificare un decreto in legge dovrà comunque passare attraverso l’approvazione di Camera e Senato.
Ma poiché il passato mette paura, ora i tre maggiori partiti, Pdl, Udc e Pd, tentano di non ripetere l’errore dei propri predecessori, di Psi, Dc, degli altri che componevano il partito. Nel ’92 ognuno pensò a sé non capendo quanto fosse importante cogliere l’appello di Bettino Craxi in Parlamento quando sfidò tutti i partiti chiamandoli in correità sul finanziamento illecito. Adesso Pdl, Pd ed Udc sanno che o fanno quadrato, mettendo mano anche alla riforma della giustizia, o saranno travolti perché l’antipolitica oggi è alimentata non solo da un’insofferenza naturale di fronte alla voracità corruttiva ed ai privilegi dei partiti ma da una crisi economica devastante e da una possibilità di “carica”, di informazione immediata e spontanea, di coinvolgimento di massa dell’opinione pubblica attraverso i social network. Qui, per organizzare una manifestazione, un corteo, ormai basta un messaggio su face book o su twitter. Insomma il mondo è cambiato e se il Pci per contestare Craxi dovette mandare un po’ di ragazzotti a lanciare monetine all’uscita del Raphael a Roma, a novembre è bastato uno spontaneo passa parola su Facebook perché migliaia di persone, persino con bimbi al seguito, accompagnassero tra urla e fischi l’uscita di Berlusconi e ministri da Palazzo Chigi.
E l’insofferenza spontanea non si gestisce. Pdl, Pd e Terzo Polo sanno che nulla sarà come prima e temendo una disfatta nel 2013 non hanno alcuna voglia di cambiare una legge elettorale inqualificabile ma utile a preservare l’attuale fallimentare ed autoreferenziale classe dirigente dei partiti, con annessi ossequiosi parlamentari. Ecco perché quello a cui stiamo assistendo è solo un grande inciucio.
Gigi Casciello
La conferma che questo attacco da parte della magistratura contro i partiti, così come accadde con Tangentopoli, magari nemmeno per una strategia generale ma di sicuro per un effetto di un’azione “imitativa” tra le Procure, si inserisca in un ormai ventennale rapporto malato tra politica e magistratura arriva dai toni usati dal Consiglio superiore della magistratura contro la responsabilità civile dei magistrati. Le toghe, scrivono poi i i giornali come “Repubblica”, da sempre a sostegno della via giudiziaria nella lotta politica, non faranno sconti né ammetteranno deroghe, confermando l’evidente pressione del Csm sul Parlamento e dimenticando che la funzione della magistratura è di applicare la legge non farla perché questo spetta alla politica, al Parlamento, al limite al Governo che però poi per ratificare un decreto in legge dovrà comunque passare attraverso l’approvazione di Camera e Senato.
Ma poiché il passato mette paura, ora i tre maggiori partiti, Pdl, Udc e Pd, tentano di non ripetere l’errore dei propri predecessori, di Psi, Dc, degli altri che componevano il partito. Nel ’92 ognuno pensò a sé non capendo quanto fosse importante cogliere l’appello di Bettino Craxi in Parlamento quando sfidò tutti i partiti chiamandoli in correità sul finanziamento illecito. Adesso Pdl, Pd ed Udc sanno che o fanno quadrato, mettendo mano anche alla riforma della giustizia, o saranno travolti perché l’antipolitica oggi è alimentata non solo da un’insofferenza naturale di fronte alla voracità corruttiva ed ai privilegi dei partiti ma da una crisi economica devastante e da una possibilità di “carica”, di informazione immediata e spontanea, di coinvolgimento di massa dell’opinione pubblica attraverso i social network. Qui, per organizzare una manifestazione, un corteo, ormai basta un messaggio su face book o su twitter. Insomma il mondo è cambiato e se il Pci per contestare Craxi dovette mandare un po’ di ragazzotti a lanciare monetine all’uscita del Raphael a Roma, a novembre è bastato uno spontaneo passa parola su Facebook perché migliaia di persone, persino con bimbi al seguito, accompagnassero tra urla e fischi l’uscita di Berlusconi e ministri da Palazzo Chigi.
E l’insofferenza spontanea non si gestisce. Pdl, Pd e Terzo Polo sanno che nulla sarà come prima e temendo una disfatta nel 2013 non hanno alcuna voglia di cambiare una legge elettorale inqualificabile ma utile a preservare l’attuale fallimentare ed autoreferenziale classe dirigente dei partiti, con annessi ossequiosi parlamentari. Ecco perché quello a cui stiamo assistendo è solo un grande inciucio.
Gigi Casciello
venerdì 16 marzo 2012
Verranno travolti dall'inciucio
La politica può essere come la vita di coppia: si decide di continuare a stare insieme per conmvenienenza o per paura del futuro. E naturalmente è una vita che non auguriamo a nessuno.
Intanto basteranno poche settimane per capire se l’ intesa tra Pdl , Pd ed Udc a sostegno del foverno Monti sarà la tomba della seconda Repubblica o l’inizio di una nuova stagione fatta di dialogo non solo oltre gli schieramenti ma in un clima di grande attesa, come quei giorni che sembrano anticipare straordinare novità. Insomma sapremo se la politica italiana sarà seppellita da un grande inciucio con la benedizione di un premier benedetto dai grandi gruppi finanziari occidentali e dalla banca europea o se davvero quella dell’accordo tra Pdl, Pd e terzo polo non sia stata l’unica strada per evitare lo scontro sociale e l’implosione del sistema italiano.
E poiché qualche idea me la sono fatta ed un giudizio mi va di esprimerlo, vi dico la mia. La riforma del lavoro si farà e per salvare la faccia i sindacati, con in testa la Cgil, al massimo andranno ad uno sciopero più o meno generale, si farà anche una parvenza di riforma della giustizia perché non è vero che il problema riguarda e riguardava solo Berlusconi come dimostra la storiaccia dei milioni di euro fatti sparire dal conto della Margherita.
Così questi campioni dell’inciucio, Bersani, Alfano e Casini, scopriranno loro malgrado alle prossime elezioni che se è vero che il problema principale degli italiani non era e non è la riforma della giustizia, così come contestavano a Berlusconi, non lo è nemmeno la riforma dell’articolo 18 ed una riforma del lavoro che a leggerla non risolve il problema del precariato né incentiva nuova occupazione. E sarà bene che qualcuno lo dica alla professoressa Fornero: è con la ripresa economica e nuove forme incentivanti per le piccole e medie imprese che si riducono i contratti a termine e si crea nuova occupazione. Tra l’altro, val la pena ricordarlo, la maggioranza delle imprese italiane ha meno di 15 dipendenti e non devono applicare l’articolo 18.
Con la crisi che c’è immaginate che ci sia ancora chi si preoccupa cosa dicono i sindacati sull’articolo 18? Certo, c’è sempre chi si riconosce una centralità in questo tipo di impostazione del rapporto con il lavoro ed i sindacati ma sono sempre più una minoranza.
E sempre sul lavoro oggi va fatta una riflessione, seppur brevissima, sulla manifestazione di protesta dei lavoratori di Salerno Sistemi a Salerno dove non ci sono stati licenziamenti né cumulati stipendi non pagati eppure i lavoratori si fermano e protestano per la riduzione di 200 euro in busta paga. Mi rendo conto che 200 euro sono abbastanza in questi tempi di crisi, soprattutton per famiglie monoreddito, ma quanto è vero che l’aver conquistato senza fatica un lavoro porti spesso ad una assoluta non percezione della realtà. Perché sicuramente a Salerno Sistemi ci sono lavoratori che quel posto se lo sono sudato ma per quanti, come in tutte le aziende speciali, ex municipalizzate o società miste, intendiamoci, a Salerno come altrove, per essere assunti è stato fondamentale essere vicini alla maggioranza del sindaco De Luca che governa la città dal 93 ad oggi?
E che ora per salvare il posto di lavoro debbano rinunciare a 200 euro, che poi rappresentano gli incentivi, non solo non è tragedia. Che poi i lavoratori di Salerno Sistemi vengano spinti dai sindacati a manifestare sotto il Comune conferma solo che l’antipolitica non risparmia nemmeno chi fino a ieri veniva visto come il benefattore, quindi nemmeno un presunto anti-politico per eccellenza come il sindaco di Salerno.
Gigi Casciello
Intanto basteranno poche settimane per capire se l’ intesa tra Pdl , Pd ed Udc a sostegno del foverno Monti sarà la tomba della seconda Repubblica o l’inizio di una nuova stagione fatta di dialogo non solo oltre gli schieramenti ma in un clima di grande attesa, come quei giorni che sembrano anticipare straordinare novità. Insomma sapremo se la politica italiana sarà seppellita da un grande inciucio con la benedizione di un premier benedetto dai grandi gruppi finanziari occidentali e dalla banca europea o se davvero quella dell’accordo tra Pdl, Pd e terzo polo non sia stata l’unica strada per evitare lo scontro sociale e l’implosione del sistema italiano.
E poiché qualche idea me la sono fatta ed un giudizio mi va di esprimerlo, vi dico la mia. La riforma del lavoro si farà e per salvare la faccia i sindacati, con in testa la Cgil, al massimo andranno ad uno sciopero più o meno generale, si farà anche una parvenza di riforma della giustizia perché non è vero che il problema riguarda e riguardava solo Berlusconi come dimostra la storiaccia dei milioni di euro fatti sparire dal conto della Margherita.
Così questi campioni dell’inciucio, Bersani, Alfano e Casini, scopriranno loro malgrado alle prossime elezioni che se è vero che il problema principale degli italiani non era e non è la riforma della giustizia, così come contestavano a Berlusconi, non lo è nemmeno la riforma dell’articolo 18 ed una riforma del lavoro che a leggerla non risolve il problema del precariato né incentiva nuova occupazione. E sarà bene che qualcuno lo dica alla professoressa Fornero: è con la ripresa economica e nuove forme incentivanti per le piccole e medie imprese che si riducono i contratti a termine e si crea nuova occupazione. Tra l’altro, val la pena ricordarlo, la maggioranza delle imprese italiane ha meno di 15 dipendenti e non devono applicare l’articolo 18.
Con la crisi che c’è immaginate che ci sia ancora chi si preoccupa cosa dicono i sindacati sull’articolo 18? Certo, c’è sempre chi si riconosce una centralità in questo tipo di impostazione del rapporto con il lavoro ed i sindacati ma sono sempre più una minoranza.
E sempre sul lavoro oggi va fatta una riflessione, seppur brevissima, sulla manifestazione di protesta dei lavoratori di Salerno Sistemi a Salerno dove non ci sono stati licenziamenti né cumulati stipendi non pagati eppure i lavoratori si fermano e protestano per la riduzione di 200 euro in busta paga. Mi rendo conto che 200 euro sono abbastanza in questi tempi di crisi, soprattutton per famiglie monoreddito, ma quanto è vero che l’aver conquistato senza fatica un lavoro porti spesso ad una assoluta non percezione della realtà. Perché sicuramente a Salerno Sistemi ci sono lavoratori che quel posto se lo sono sudato ma per quanti, come in tutte le aziende speciali, ex municipalizzate o società miste, intendiamoci, a Salerno come altrove, per essere assunti è stato fondamentale essere vicini alla maggioranza del sindaco De Luca che governa la città dal 93 ad oggi?
E che ora per salvare il posto di lavoro debbano rinunciare a 200 euro, che poi rappresentano gli incentivi, non solo non è tragedia. Che poi i lavoratori di Salerno Sistemi vengano spinti dai sindacati a manifestare sotto il Comune conferma solo che l’antipolitica non risparmia nemmeno chi fino a ieri veniva visto come il benefattore, quindi nemmeno un presunto anti-politico per eccellenza come il sindaco di Salerno.
Gigi Casciello
martedì 13 marzo 2012
Il Pdl? In Campania una Dc senza la Dc
Il lavoro prima di tutto. Non è uno slogan urlato in un corteo di disoccupati ma il grattacapo principale del Governo Monti. Così il premier e il ministro Fornero intendono definire entro il 23 marzo l’accordo sulla riforma del mercato del lavoro. Ma dai sindacati ed in particolare dalla Cgil è arrivata una frenata dopo che il Governo ha annunciato di voler anticipare i tempi della revisione degli ammortizzatori sociali partendo da una revisione della mobilità. L'obiettivo del Governo è la riduzione dei livelli di disoccupazione del Paese, portandola "al 4-5% strutturale ma lo scontro con i sindacati rischia di riaprirsi sui criteri degli ammortizzatori sociali e sul precariato. Insomma ci sarà ancora da lavorare ma è chiaro che la priorità sia quella del lavoro che si gioca sul doppio fronte: nuove opportunità occupazionale, quindi aiuti ed incentivi alle imprese per nuove assunzioni, regolarizzazione delle fasce di precariato ed una soluzione diversa rispetto ai mille euro al mese, solo per un anno, a chi perde il lavoro.
E che il lavoro sia una priorità assoluta nell’agenda politica italiana lo hanno capito persino Alfano e Bersani che addirittura si beccano su chi abbia indicato per primo la questione come primo problema reale da affrontare. Una preoccupazione, però, che non si traduce in azione sui territori perché né dal Pd né ancor meno dal Pdl si vedono, a cominciare dalla Campania, azioni che promuovano un tavolo con Confindustria, né la questione ha avuto priorità nei congressi provinciali che si sono svolti sabato e domenica. Ecco perché, e lo dico anche a quanti hanno twittato mi hanno scritto a “Caffe Corretto” ( la email è dilloacaffecorretto@gmail.com), contestandomi qualche commento aspro sui congressi del Pdl: la crescita di un partito non si può misurare solo dalla partecipazione al voto per l’elezione della propria classe dirigente. Ed anzi non mi esalta, come nel caso di Salerno, che tra i più votati ci siano i vertici di tradizionale gestione del potere e del consenso: l’assessore provinciale ai lavori pubblici ed i responsabili di società pubbliche per la gestione dei rifiuti. Forse che Feola, Capo, Celano e Ciccone avrebbero avuto lo stesso risultato se non avessero ricoperto importanti incarichi di gestione? Si dirà che altrettanto non è accaduto per il sindaco di Cava, Marco Galdi, e per l’assesore regionale all’Ambiente e sindaco di Mercato san Severino, Giovanni Romano. Appunto, non è accaduto. E la risposta la si può trovare nella lotta estrema e velenosa all’interno del Pdl, solo mascherata più che sopita dal leaderismo di Edmondo Cirielli, alla ricerca di nuove posizioni di forza e nella nota ritrosia di Galdi e Romano ad assecondare logiche di corrente.
Che poi Galdi e Romano raggiungano risultati diversi quando si tratta di candidarsi a sindaco di Cava e di Mercato San Severino è altro discorso perché lì il consenso è più ampio, si misura su capacità, credibilità ed autorevolezza. Criteri di improbabile incidenza nelle elezioni di un partito, e non vale solo per il Pdl perché altrettanto accade spesso nel Pd con le primarie, dove prevale la logica delle centinaia di persone condotte a votare in pullman in una sorta di gita domenicale.
In questa logica non sorprende che al massimo dai congressi del Pdl in Campania sia emersa la solita polemica con la magistratura e l’ultimatum all’Udc. Ed in entrambi gli argomenti si sono trasformati in legna per il fuoco della polemica interna con il presidente della Regione Stefano Caldoro che nel prendere le distanze afferma di fatto una propria autonomia.
La verità è che lo scollamento tra i partiti e la società reale, così come non si supera con le primarie del Pd, non lo si recupera con congressi come quelli del Pdl che si sono tradotti, in Campania e non solo, con una conta all’interno della classe dirigente attivatasi per portare a votare i propri iscritti. L’onda dell’anti-politica si arresta dando risposte reali, progettuali, con almeno uno straccio d’idea per lo sviluppo delle città. Certo, c’è poi la legittima strategia politica, la necessità di affermarsi con il proprio gruppo ed il leader di riferimento e su questo in Campania gli ex An nel Pdl sono stati bravissimi a confinare in un ruolo marginale gli ex di Forza Italia, che pure partivano da una posizione di maggioranza sul fronte dei consensi. Ma il vero banco di prova verrà quando non ci sanno più le amministrazione provinciali, vera roccaforte e strumento di gestione del consenso dentro e fuori il partito per il Pdl in Campania, e con una Regione che si muove nella posizione autonoma ribadita da Caldoro.Ed allora sarà troppo tardi per riprendersi dall’errore di aver trasformato il maggior partito del centrodestra in una Dc senza la Dc.
Gigi Casciello.
E che il lavoro sia una priorità assoluta nell’agenda politica italiana lo hanno capito persino Alfano e Bersani che addirittura si beccano su chi abbia indicato per primo la questione come primo problema reale da affrontare. Una preoccupazione, però, che non si traduce in azione sui territori perché né dal Pd né ancor meno dal Pdl si vedono, a cominciare dalla Campania, azioni che promuovano un tavolo con Confindustria, né la questione ha avuto priorità nei congressi provinciali che si sono svolti sabato e domenica. Ecco perché, e lo dico anche a quanti hanno twittato mi hanno scritto a “Caffe Corretto” ( la email è dilloacaffecorretto@gmail.com), contestandomi qualche commento aspro sui congressi del Pdl: la crescita di un partito non si può misurare solo dalla partecipazione al voto per l’elezione della propria classe dirigente. Ed anzi non mi esalta, come nel caso di Salerno, che tra i più votati ci siano i vertici di tradizionale gestione del potere e del consenso: l’assessore provinciale ai lavori pubblici ed i responsabili di società pubbliche per la gestione dei rifiuti. Forse che Feola, Capo, Celano e Ciccone avrebbero avuto lo stesso risultato se non avessero ricoperto importanti incarichi di gestione? Si dirà che altrettanto non è accaduto per il sindaco di Cava, Marco Galdi, e per l’assesore regionale all’Ambiente e sindaco di Mercato san Severino, Giovanni Romano. Appunto, non è accaduto. E la risposta la si può trovare nella lotta estrema e velenosa all’interno del Pdl, solo mascherata più che sopita dal leaderismo di Edmondo Cirielli, alla ricerca di nuove posizioni di forza e nella nota ritrosia di Galdi e Romano ad assecondare logiche di corrente.
Che poi Galdi e Romano raggiungano risultati diversi quando si tratta di candidarsi a sindaco di Cava e di Mercato San Severino è altro discorso perché lì il consenso è più ampio, si misura su capacità, credibilità ed autorevolezza. Criteri di improbabile incidenza nelle elezioni di un partito, e non vale solo per il Pdl perché altrettanto accade spesso nel Pd con le primarie, dove prevale la logica delle centinaia di persone condotte a votare in pullman in una sorta di gita domenicale.
In questa logica non sorprende che al massimo dai congressi del Pdl in Campania sia emersa la solita polemica con la magistratura e l’ultimatum all’Udc. Ed in entrambi gli argomenti si sono trasformati in legna per il fuoco della polemica interna con il presidente della Regione Stefano Caldoro che nel prendere le distanze afferma di fatto una propria autonomia.
La verità è che lo scollamento tra i partiti e la società reale, così come non si supera con le primarie del Pd, non lo si recupera con congressi come quelli del Pdl che si sono tradotti, in Campania e non solo, con una conta all’interno della classe dirigente attivatasi per portare a votare i propri iscritti. L’onda dell’anti-politica si arresta dando risposte reali, progettuali, con almeno uno straccio d’idea per lo sviluppo delle città. Certo, c’è poi la legittima strategia politica, la necessità di affermarsi con il proprio gruppo ed il leader di riferimento e su questo in Campania gli ex An nel Pdl sono stati bravissimi a confinare in un ruolo marginale gli ex di Forza Italia, che pure partivano da una posizione di maggioranza sul fronte dei consensi. Ma il vero banco di prova verrà quando non ci sanno più le amministrazione provinciali, vera roccaforte e strumento di gestione del consenso dentro e fuori il partito per il Pdl in Campania, e con una Regione che si muove nella posizione autonoma ribadita da Caldoro.Ed allora sarà troppo tardi per riprendersi dall’errore di aver trasformato il maggior partito del centrodestra in una Dc senza la Dc.
Gigi Casciello.
sabato 10 marzo 2012
Le zone grigie
E’ caduto un ultimo tabù, non è vero che le sentenze non si commentano ma si applicano. E sappiamo con definitiva certezza che ci sono dei magistrati per i quali una sentenza di Cassazione vale solo se conferma quelle, preferibilmente di condanna, di primo e secondo grado: lo dice di fatto il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia che qualche mese dopo aver rivendicato il diritto di essere un magistrato partigiano intervenendo ad un convegno di Rifondazione Comunista, rivendica il diritto di criticare aspramente la sentenza della Cassazione con la quale viene rimandata in appello il processo a Marcello Dell’Utri e soprattutto viene messa in dubbia la congruità del reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Lo stesso reato, per intenderci, per cui è stato richiesto l’arresto del parlamentare ed ex coordinatore regionale del Pdl, Nicola Cosentino. Ingroia dice che negare il reato di concorso esterno significherebbe, tra l’altro, offendere la memoria di Falcone e Borsellino. E naturalmente al coro degli indignati si è subito unito Roberto Saviano. “Il concorso esterno è il territorio in cui poteri politici economici e mafiosi si incontrano. Metterlo in dubbio svuota la lotta alla mafia”, ha detto l’autore di Gomorra al quale va ricordato che il concorso esterno è stato anche il reato che ha costretto a quasi vent’anni di processo, finiti con l’assoluzione, politici come Andreotti, Calogerro Mannino, Carmelo Conte ed altri. Oggi Dell’Utri e domani, perché no, anche Cosentino. Il problema è allora serio perché la lotta alla mafia non si può continuare a fare essenzialmente e solo con i pentiti, che tra l’altro per anni hanno parlato e ricordato a puntate fatti e circostanze che al massimo permettono di delineare la “zona grigia” del cosiddetto concorso esterno in associazione mafiosa, reato non delineato in definiti principi giuridici. In fondo il primo a chiedere che si mettesse mano a questo reato, fissandolo con decisione,per evitare che dalla zona grigia si passasse ad una pericolosa e giustizialista zona nebulosa, fu, quando era parlamentare,quello che oggi è un simbolo della nuova sinistra italiana: Giuliano Pisapia, giurista e attuale sindaco di Milano.
In ogni caso è evidente che lo scontro tra politica e magistratura continui e si sbaglia a pensare che il problema sia solo Berlusconi, come nel ’92 e nel ’93, poteva esserlo Craxi. Il problema resterà fino a quando ci sarà una parte della magistratura convinta di dover condizionare l’attività legislativa e di dover essere protagonista del rinnovo e quindi della vita dei partiti. Un problema reso tra l’altro ancora più macroscopico dalla discesa in politica di magistrati come Di Pietro e De Magistris. E allora se è vero come è vero che servono norme più dure contro la corruzione è anche vero che è quanto mai urgente una riforma del sistema giudiziario che comprenda la separazione delle carriere e l’obbligo per i magistrati di non poter tornare nei ruoli nei casi di discesa nell’agone della politica che tra l’altro non li potrà vedere impegnati lì dove hanno svolto la propria attività di magistrati. Una riforma che aiuterà a combattere con più credibilità e maggiori successi processuali i boss ed i loro complici anche nella politica.
Gigi Casciello
In ogni caso è evidente che lo scontro tra politica e magistratura continui e si sbaglia a pensare che il problema sia solo Berlusconi, come nel ’92 e nel ’93, poteva esserlo Craxi. Il problema resterà fino a quando ci sarà una parte della magistratura convinta di dover condizionare l’attività legislativa e di dover essere protagonista del rinnovo e quindi della vita dei partiti. Un problema reso tra l’altro ancora più macroscopico dalla discesa in politica di magistrati come Di Pietro e De Magistris. E allora se è vero come è vero che servono norme più dure contro la corruzione è anche vero che è quanto mai urgente una riforma del sistema giudiziario che comprenda la separazione delle carriere e l’obbligo per i magistrati di non poter tornare nei ruoli nei casi di discesa nell’agone della politica che tra l’altro non li potrà vedere impegnati lì dove hanno svolto la propria attività di magistrati. Una riforma che aiuterà a combattere con più credibilità e maggiori successi processuali i boss ed i loro complici anche nella politica.
Gigi Casciello
giovedì 8 marzo 2012
L'ingegnere dimenticato e l'Italia ignorata
C’era un ingegnere prigioniero in Nigeria e gli italiani non ne sapevano nulla. Alla Farnesina erano sicuramente informati ma gli inglesi devono aver pensato che in fondo, oltre che all’ignara opinione pubblica italiana, del caso fosse interessato poco anche il Governo Monti. E così il premier britannico ha deciso di far da solo con un risultato tragico: l’ingegnere italiano Franco Lamolinara e' rimasto ucciso durante un blitz condotto in Nigeria da un commando delle unità speciali dell'esercito britannico insieme alle forze nigeriane nel tentativo di liberarlo dal gruppo islamico che lo aveva rapito il maggio scorso. Nel corso del blitz è morto anche l'altro ostaggio, il britannico Chris McManus. Il tentativo, tragicamente fallito, è avvenuto senza che l'Italia ne fosse al corrente e Roma ha chiesto spiegazioni dettagliate sulla dinamica del blitz. La ricostruzione fatta da "un'alta fonte dei servizi di sicurezza" della Nigeria porterebbe tra l’altro ad un’ipotesi imbarazzante per gli inglesi: secondo quanto scrive il Daily Telegraph i due ostaggi sarebbero stati uccisi dai loro soccorritori, e non dai rapitori, come affermato dal premier britannico David Cameron.
Da un lato c’è la tragedia personale di una famiglia che ha visto uccidere un proprio caro in una maniera atroce, lontano da casa in un Paese straniero. Dall’altro la percezione che per avere maggiore credibilità all’estero e ancor di più dai leader degli altri Paesi persino in Europa, non è stato sufficiente aver assecondato i poteri forti della finanza europea e mettere Mario Monti al posto di Silvio Berlsconi.Ormai è evidente che da un lato la Bce e l’Unione europea scandiscono i tempi e non solo della nostra vita economica, secondo precise direttive tedesche, e dall’altro gli Usa e l’Inghilterra confermano il ruolo marginale dell’Italia nei rapporti internazionali. Sta accadendo in India con i due marò arrestati per la morte di due pescatori, si è ripetuto in Nigeria per la morte dell’ingegnere Lamolinara. E adesso non resta che sperare che in India la situazione non precipiti ma perché accada Mario Monti deve uscire dai panni del tecnocrate che fa di conto e dire chiaramente all’Onu e agli alleati che o i due soldati italiani tornano subito in italiani dove dovranno essere processati o l’Italia rientra da tutte le missioni umanitarie. Il resto sono chiacchiere di cortile, esercitazioni di presunta politica come le esternazioni infelici del ministro Riccardi contro la politica ed il Pdl ed il conseguente risentimento di un po’ di parlamentari del centrodestra che vorrebbero porre la fiducia. Ma nei rapporti internazionali, dove conta poco il teatrino della politica, la fiducia nei confronti della nostra politica di Palazzo è finita da tempo.
Gigi Casciello
Da un lato c’è la tragedia personale di una famiglia che ha visto uccidere un proprio caro in una maniera atroce, lontano da casa in un Paese straniero. Dall’altro la percezione che per avere maggiore credibilità all’estero e ancor di più dai leader degli altri Paesi persino in Europa, non è stato sufficiente aver assecondato i poteri forti della finanza europea e mettere Mario Monti al posto di Silvio Berlsconi.Ormai è evidente che da un lato la Bce e l’Unione europea scandiscono i tempi e non solo della nostra vita economica, secondo precise direttive tedesche, e dall’altro gli Usa e l’Inghilterra confermano il ruolo marginale dell’Italia nei rapporti internazionali. Sta accadendo in India con i due marò arrestati per la morte di due pescatori, si è ripetuto in Nigeria per la morte dell’ingegnere Lamolinara. E adesso non resta che sperare che in India la situazione non precipiti ma perché accada Mario Monti deve uscire dai panni del tecnocrate che fa di conto e dire chiaramente all’Onu e agli alleati che o i due soldati italiani tornano subito in italiani dove dovranno essere processati o l’Italia rientra da tutte le missioni umanitarie. Il resto sono chiacchiere di cortile, esercitazioni di presunta politica come le esternazioni infelici del ministro Riccardi contro la politica ed il Pdl ed il conseguente risentimento di un po’ di parlamentari del centrodestra che vorrebbero porre la fiducia. Ma nei rapporti internazionali, dove conta poco il teatrino della politica, la fiducia nei confronti della nostra politica di Palazzo è finita da tempo.
Gigi Casciello
La felicità delle donne
Ed è arrivato anche questo 8 marzo, festa della donna. Questo giorno ha sicuramente perso molto del suo senso e forse anche della necessità, della ragione di una festa che tra l’altro in tempi di crisi verrà misurata anche su quanto e come si riempiranno i ristoranti. Intanto le organizzazioni degli operatori del settore già ci informano che c’è un calo notevole, circa il 30% rispetto allo scorso anno, delle prenotazioni ai ristoranti per questa sera, nonostante i prezzi dei menù siano stati ribassati di circa il 15%.
Ma in ogni caso c’è sempre una buona ragione per fare gli auguri alle donne. Alle mamme come alle mogli, alle fidanzate, alle compagne, alle amanti, alle sorelle come alle amiche, alle zie, alle nonne. Anche perché come si fa a negare che tutta la vita di ciascuno è determinata, condizionata, scandita da una presenza femminile? E allora nella peggiore delle ipotesi questa festa dell’8 marzo servase non altro a ricordare a ciascuno che la conquista dei diritti degli ultimi decenni non basta ancora a cancellare gli anni di una marginalità alla quale anche nelle società più avanzate sono state condannate le donne.
Ma oggi che si fanno sondaggi su tutto ce ne è uno che mi sembra indicativo per un’ultima riflessione: la brasiliana, tra le donne di 158 differenti Paesi,è la piu' felice. Lo rivela una ricerca coordinata dalla Fondazione Getulio Vargas (In base allo studio, le connazionali della presidente Dilma Rousseff hanno ottenuto il punteggio piu' alto (in una scala da 0 a 10) riguardo alle aspettative di felicita' per i prossimi cinque anni. Le brasiliane hanno raggiunto quota 8,98, contro l'8,51 delle danesi, seconde classificate. Secondo i dati raccolti dalla FGV, le donne meno felici sono quelle dello Zimbabwe (punteggio 4,04). Nel mondo, il livello medio di felicita' e' invece pari a 6,74 per le donne e 6,69 per gli uomini. E’ vero che le donne single risultano piu' felici (7,28) delle sposate (6,68), ma le separate e divorziate dichiarano un livello di felicita' ancora minore, (6,57 e 6,46 rispettivamente). E soprattutto quest’ultimo dato ci fa pensare, anzi ci fa piacere pensare, che in fondo la donna non escludi che la propria felicità possa arrivare ancora dal condividere con un uomo la prospettiva di una vita serena, di una famiglia, figli da crescere e con la certezza di essere il riferimento più certo, tranquillo. Insomma, tutto secondo i criteri ed i valori che in qualche modo hanno tenuto insieme anche nei momenti peggiori la società italiana, così come gran parte di quella occidentale: perché poi si può dire ciò che si vuole ma il centro della comunità resta la famiglia e senza la donna con la sua centralità, e con tutti i suoi diritti, che famiglia è?
Certo, per le donne resta tutto più difficile e, nonostante sembri incredibile, mettere al mondo un figlio continua a comportare il rischio persino di perdere il lavoro e allora nel giorno della festa è importante far memoria piuttosto che solo divertirsi, dal latino “divertere” che significa dimenticare.Così, pur guardando alle conquiste fatte, sarà il caso di domandarsi se non sia giunto anche il momento di fermare l’insidioso meccanismo della tutela che rischia di affermare una diversità, penso alle quote rosa, piuttosto che ad una unicità della persona, donna o uomo. E questo mi sembra un buono spunto di riflessione per non far passare anche l’8 marzo del 2012 tra vecchi e nuovi luoghi comuni.
Gigi Casciello
Ma in ogni caso c’è sempre una buona ragione per fare gli auguri alle donne. Alle mamme come alle mogli, alle fidanzate, alle compagne, alle amanti, alle sorelle come alle amiche, alle zie, alle nonne. Anche perché come si fa a negare che tutta la vita di ciascuno è determinata, condizionata, scandita da una presenza femminile? E allora nella peggiore delle ipotesi questa festa dell’8 marzo servase non altro a ricordare a ciascuno che la conquista dei diritti degli ultimi decenni non basta ancora a cancellare gli anni di una marginalità alla quale anche nelle società più avanzate sono state condannate le donne.
Ma oggi che si fanno sondaggi su tutto ce ne è uno che mi sembra indicativo per un’ultima riflessione: la brasiliana, tra le donne di 158 differenti Paesi,è la piu' felice. Lo rivela una ricerca coordinata dalla Fondazione Getulio Vargas (In base allo studio, le connazionali della presidente Dilma Rousseff hanno ottenuto il punteggio piu' alto (in una scala da 0 a 10) riguardo alle aspettative di felicita' per i prossimi cinque anni. Le brasiliane hanno raggiunto quota 8,98, contro l'8,51 delle danesi, seconde classificate. Secondo i dati raccolti dalla FGV, le donne meno felici sono quelle dello Zimbabwe (punteggio 4,04). Nel mondo, il livello medio di felicita' e' invece pari a 6,74 per le donne e 6,69 per gli uomini. E’ vero che le donne single risultano piu' felici (7,28) delle sposate (6,68), ma le separate e divorziate dichiarano un livello di felicita' ancora minore, (6,57 e 6,46 rispettivamente). E soprattutto quest’ultimo dato ci fa pensare, anzi ci fa piacere pensare, che in fondo la donna non escludi che la propria felicità possa arrivare ancora dal condividere con un uomo la prospettiva di una vita serena, di una famiglia, figli da crescere e con la certezza di essere il riferimento più certo, tranquillo. Insomma, tutto secondo i criteri ed i valori che in qualche modo hanno tenuto insieme anche nei momenti peggiori la società italiana, così come gran parte di quella occidentale: perché poi si può dire ciò che si vuole ma il centro della comunità resta la famiglia e senza la donna con la sua centralità, e con tutti i suoi diritti, che famiglia è?
Certo, per le donne resta tutto più difficile e, nonostante sembri incredibile, mettere al mondo un figlio continua a comportare il rischio persino di perdere il lavoro e allora nel giorno della festa è importante far memoria piuttosto che solo divertirsi, dal latino “divertere” che significa dimenticare.Così, pur guardando alle conquiste fatte, sarà il caso di domandarsi se non sia giunto anche il momento di fermare l’insidioso meccanismo della tutela che rischia di affermare una diversità, penso alle quote rosa, piuttosto che ad una unicità della persona, donna o uomo. E questo mi sembra un buono spunto di riflessione per non far passare anche l’8 marzo del 2012 tra vecchi e nuovi luoghi comuni.
Gigi Casciello
mercoledì 7 marzo 2012
Il vento che soffia
I segnali di un deflagrante arrivo di una nuova tangentopoli ormai ci sono tutti. A Milano un’inchiesta della Procura di Milano scuote i piani alti della Regione Lombardia e punta su un presunto giro di tangenti da oltre un milione di euro che sarebbero finiti agli esponenti locali della Lega Nord. “Dopo i casi di “mazzette”, riporta l’Ansa, che hanno riguardato Penati, Nicoli Cristiani e Ponzoni - e dunque nell'ordine un esponente del Pd e due del Pdl - gli inquirenti milanesi sono ora sulle tracce di versamenti illeciti utilizzati, secondo l'accusa, dal Carroccio a livello territoriale. Uno dei più noti esponenti lombardi del partito guidato da Umberto Bossi, il 'maroniano' Davide Boni, attuale presidente del Consiglio regionale, è finito indagato per corruzione (una decina di episodi), assieme al capo della sua segreteria, Dario Ghezzi, e a Marco Paoletti, fino a qualche mese fa consigliere provinciale della Lega, poi sospeso e passato al gruppo misto”.
Dietro il giro di tangenti ci sarebbero gli interessi immobiliari degli imprenditori in diverse aree di Milano e dell'hinterland, soprattutto per la realizzazione di centri commerciali. Boni, in particolare, avrebbe ricevuto, tra il 2008 e il 2010 quando era assessore regionale all'Edilizia e al Territorio, buste di contanti anche nei suoi uffici in Regione.
E segnali non meno chiari sul vento che soffia arrivano dalla Campania dove ieri è stato arrestato il professore Paolo Iannelli, ortopedico famoso. L’erede dei “baroni rossi”, una famiglia di professionisti della medicina legati negli anni ‘60 e ‘70 al Partito Comunista, che quando aveva sentito puzza di bruciato per il centrosinistra, si era trasferito armi e bagagli, ed a sentire la Procura soprattutto affari, nel centrodestra. Il sostegno di Paolo Iannelli, storico bassoliniano, a Stefano Caldoro piuttosto che a Enzo De Luca nelle ultime elezioni regionali fece scalpore ma nessuno ebbe il coraggio di dire che la difficile vittoria del sindaco di Salerno, con un centrosinistra devastato dallo scandalo internazionale dell’emergenza rifiuti, era inconciliabile con gli interessi di Iannelli, padrone della clinica napoletana Villa del Sole,convenzionata con la Regione Campania. E non è finita con fatti ed episodi che evocano una Tangentopoli perché l’attenzione dei media nazionali, ieri se ne è occupata anche la Stampa di Torino con un articolo a tutta pagina, è rivolta anche su Salerno per l’inchiesta sul Comune di Pagani e sul tesseramento del Pdl, partito del quale sabato e domenica si svolgerà il congresso provinciale. L’ipotesi della magistratura è che dietro l’ascesa politica di Alberico Gambino, ex sindaco di Pagani ed il massiccio tesseramento al Pdl, circa 25mila tesserati, ci sia l’ombra della camorra.
Attenzione, a Milano come a Napoli, a Salerno come in altre parti d’Italia, si è ancora in una fase preliminare, in una fase d’indagine ma colpisce, a differenza di quanto avvenne nel ‘92 e nel ‘93 con tangentopoli, che stavolta non si avverta la massiccia attenzione partecipazione della gente. Non ci sono, devo dire per fortuna, evidenti smanie giustizialiste e non mi sembra per un maturato garantismo ma piuttosto per una disaffezione nei confronti della politica che provocherà ai partiti, dal Pd al Pdl, un’emorragia di consensi superfiore a quella che nel 93 e nel 94 subirono partiti tradizionali e sicuramente più credibili come la Dc ed il Psi. Il rischio è che, ora come allora, entrino sulla scena politica altri personaggi improbabili ma stavolta, ancora più di ieri, la colpa maggiore è di quanti nei partiti, pur avendo un ruolo di responsabilità, hanno preferito perpetuare l’azione di preservazione delle posizioni di rendita piuttosto che cogliere il dramma dei giorni che viviamo in un’Italia che nello scoprirsi più povera fatica anche a sperare.
Gigi Casciello
martedì 6 marzo 2012
Il marzo nero dei lavoratori
Buongiorno. E’martedì 6 marzo. Questo mese è iniziato nel modo peggiore per i lavoratori italiani e non solo perché aumentano i cassintegrati e molte aziende chiudono ma perché dall’inizio del mese sono già 5 i morti sul lavoro, 5 morti in 5 giorno, uno al giorno. E’ bene scandire il tempo quando con i minuti, le ore ed i giorni con la giornata che se ne va e l’altra che arriva c’è un morto da contare, un morto particolare perché consegnato alla drammaticità della vita da cantieri non sicuri, da procedure non seguite, da accortezze non avute, perché ormai quando si ha un lavoro in questo Paese si pensa quasi di aver vinto la lotteria e quindi non si va tanto per il sottile con il richiedere l’osservanza delle norme di sicurezza, di tutto quanto previsto per legge.
C’è stato un tempo in cui le morti sul lavoro indussero almeno ad incentivare i controlli nei cantieri ma le forze di ispettorato del lavoro, Guardia di Finanza e Carabinieri sono quelle che sono ed ora la priorità viene indicata nei controlli fiscali per arginare l’evasione fiscale. Ma in Italia si procede per emozioni e dopo l’ondata di verifiche a tappeto si è abbassata di nuovo la guardia.
Eppure non ci vuol molto a capire che anche nell’osservanza delle norme a tutela dei lavoratori si fa crescere lo sviluppo di un Paese e non solo in tema di civiltà: se un’azienda fa lavorare i propri lavoratori a nero, quindi senza alcuna norme di sicurezza, non solo si evadono i contributi e con essi il fisco ma si inquina anche il mercato perché c’è chi invece le norme le osserva ed è penalizzato su i costi da chi non lo fa.
E questo marzo sarà anche il mese della stangata per i lavoratori con busta paga perché si dovrà pagare il conguaglio dell'aumento delle addizionali regionali Irpef 2011 e l'acconto del 30 per cento delle addizionali comunali Irpef, sbloccate dal Berlusconi-Tremonti nell'estate scorsa. La stangata regionale viene valutata in un aggravio che porterà la famiglia media a pagare fino a 371 euro. Naturalmente chi guadagna di più sarà sottoposto ad un salasso maggiore. Poi un po’ di respiro fino al 16 giugno quando si dovrà pagare la prima rata dell’Ici, ribattezzata Imu. E non va dimenticato l’aumento della tassa sui rifiuti. Insomma,si guadagnerà meno e si pagheranno più tasse e poiché i commercianti in qualche modo dovranno pure difendersi sarà inevitabile che anche per i beni primari diminuisca ulteriormente la capacità di acquisto.
E se questa non è recessione cos’è?
Gigi Casciello
C’è stato un tempo in cui le morti sul lavoro indussero almeno ad incentivare i controlli nei cantieri ma le forze di ispettorato del lavoro, Guardia di Finanza e Carabinieri sono quelle che sono ed ora la priorità viene indicata nei controlli fiscali per arginare l’evasione fiscale. Ma in Italia si procede per emozioni e dopo l’ondata di verifiche a tappeto si è abbassata di nuovo la guardia.
Eppure non ci vuol molto a capire che anche nell’osservanza delle norme a tutela dei lavoratori si fa crescere lo sviluppo di un Paese e non solo in tema di civiltà: se un’azienda fa lavorare i propri lavoratori a nero, quindi senza alcuna norme di sicurezza, non solo si evadono i contributi e con essi il fisco ma si inquina anche il mercato perché c’è chi invece le norme le osserva ed è penalizzato su i costi da chi non lo fa.
E questo marzo sarà anche il mese della stangata per i lavoratori con busta paga perché si dovrà pagare il conguaglio dell'aumento delle addizionali regionali Irpef 2011 e l'acconto del 30 per cento delle addizionali comunali Irpef, sbloccate dal Berlusconi-Tremonti nell'estate scorsa. La stangata regionale viene valutata in un aggravio che porterà la famiglia media a pagare fino a 371 euro. Naturalmente chi guadagna di più sarà sottoposto ad un salasso maggiore. Poi un po’ di respiro fino al 16 giugno quando si dovrà pagare la prima rata dell’Ici, ribattezzata Imu. E non va dimenticato l’aumento della tassa sui rifiuti. Insomma,si guadagnerà meno e si pagheranno più tasse e poiché i commercianti in qualche modo dovranno pure difendersi sarà inevitabile che anche per i beni primari diminuisca ulteriormente la capacità di acquisto.
E se questa non è recessione cos’è?
Gigi Casciello
lunedì 5 marzo 2012
Le solite primarie del Pd
Oggi non si intravedono altri Berlusconi (nel bene e nel male)e così appare del tutto normale che la novità possa venire dal Governo Monti, magari dallo stesso Premier o da uno dei suoi ministri ma anche nel ’94 si pensava che quanto emergeva dai salotti buoni (ricordate Mario Segni con il Patto per l’Italia, Martinazzoli, lo stesso Occhetto) dovesse rappresentare la nuova guida del Paese. E poi accadde di tutto ed arrivò Berlusconi. Quindi sarà il caso che i partiti si diano una mossa iniziando con l’accettare che la propria classe dirigente venga messa in discussione dalla base, così come è accaduto a Palermo per il Pd e come dovrà accadere con i congressi provinciali del Pdl che invece già si avviano alla farsa della legittimazione congressuale dell’attuale classe dirigente fatta di parlamentari nominati.
Gigi Casciello
domenica 4 marzo 2012
Il disagio oltre la Tav
Da Caffè Corretto di oggi su Radio Bussola 24 (www.Bussola24.it)
Buongiorno. E’ domenica 4 marzo. Non che ci volesse molto a intuirlo né
serviva il rapporto di chissà quale sistema di intelligenze per capire che la
protesta, il disagio e la rabbia non sarebbero rimasti confinati in Val di
Susa. Così ieri, puntuali, evocanti giorni che sembravano lontani e
dimenticati, sono tornate le manifestazioni anti-governative anche a Roma ed in
altre città italiane. A Roma hanno bloccato la tangenziale e l'ingresso
dell'autostrada per L'Aquila,a Perugia si sono seduti sui binari della
stazione, interrompendo il transito dei treni per mezz'ora, altri cortei a
Catania ed a Milano. Dovunque un solo obiettivo: il premier Mario Monti, che
ha confermato "con piena convinzione" l'impegno del Governo "per realizzare
tempestivamente" l'opera.
I No Tav si sono fatti sentire anche anche all'estero: Londra (sotto il
consolato italiano), Parigi, Dublino, Ginevra (davanti alla sede Onu), Budapest
(con un presidio musicale vicino all'ambasciata) e San Sebastian, nei Paesi
Baschi. C'é stato pure un fronte virtuale: hacker che si firmano 'Anonymous'
hanno attaccato i siti di alcune istituzioni piemontesi. A Milano, alcune
centinaia di persone hanno sfilato per le vie della città, fino al Duomo. La
protesta contro la Tav si è fusa con un'iniziativa per la libertà dei popoli.
Anche a Grosseto, in occasione dell'incidente probatorio per l'inchiesta sul
naufragio della nave Concordia, si sono presentate tre persone con al collo un
cartello 'No Tav'.
Ed è chiaro che la matrice No Tav alla fine sia solo un modo per incanalare
una protesta che nasce da un disagio più ampio, dallo scollamento tra la
società reale ed i palazzi del Potere, dall’assoluta inadeguatezza di una
politica che a destra come a sinistra ha dimostrato di essere preoccupata più
di garantirsi il mantenimento dei privilegi che legittimare con la propria
azione il proprio posto in Parlamento avuto in virtù di una nomina. Ieri su
twitter Italo Bocchino, il numero di Futuro e Libertà, il delfino di Fini,
scriveva che alla prossime elezioni il Pdl avrebbe fatto la fine della Dc nel ’
93. Può darsi ma è l’intera ritualità della politica che non funziona: prendete
i congressi del Pdl che stanno per svolgersi in tutta Italia. Trattative,
accordi, fughe in avanti, intese saltate all’ultimo momento. A vederli questi
politici, a leggerne le dichiarazioni sui giornali, ci sarebbe da prenderli sul
serio ma è giusto un attimo perché basta un nulla per capire quanto siano fuori
dalla realtà, lì a giocare ad una sorta di monopoli per un partito che
Berlusconi vorrebbe sciogliere e che di sicuro di qui a poco non sarà quello di
oggi. La verità è che i congressi del Pdl (ma anche le primarie del Pd) servono
solo a preparare una ricollocazione futura, per dire, guardate che gli
equilibri sono questi. Ma potrebbe non servire a salvare questi aspiranti
statisti di periferia perché con l’eliminazione delle province e la riforma
della legge elettorale che dovranno fare perché tra un po’, vedrete, la gente
scenderà in piazza anche per questo e se non accadrà basterà il popolo della
rete,internet insomma, per avere uno stipendio di parlamentare (perché di
questo si tratta) non basterà avere le amicizie giuste ai vertici dei partiti,
anzi di queste cricche senza idee né ideali che chiamano partiti.
Gigi Casciello
Buongiorno. E’ domenica 4 marzo. Non che ci volesse molto a intuirlo né
serviva il rapporto di chissà quale sistema di intelligenze per capire che la
protesta, il disagio e la rabbia non sarebbero rimasti confinati in Val di
Susa. Così ieri, puntuali, evocanti giorni che sembravano lontani e
dimenticati, sono tornate le manifestazioni anti-governative anche a Roma ed in
altre città italiane. A Roma hanno bloccato la tangenziale e l'ingresso
dell'autostrada per L'Aquila,a Perugia si sono seduti sui binari della
stazione, interrompendo il transito dei treni per mezz'ora, altri cortei a
Catania ed a Milano. Dovunque un solo obiettivo: il premier Mario Monti, che
ha confermato "con piena convinzione" l'impegno del Governo "per realizzare
tempestivamente" l'opera.
I No Tav si sono fatti sentire anche anche all'estero: Londra (sotto il
consolato italiano), Parigi, Dublino, Ginevra (davanti alla sede Onu), Budapest
(con un presidio musicale vicino all'ambasciata) e San Sebastian, nei Paesi
Baschi. C'é stato pure un fronte virtuale: hacker che si firmano 'Anonymous'
hanno attaccato i siti di alcune istituzioni piemontesi. A Milano, alcune
centinaia di persone hanno sfilato per le vie della città, fino al Duomo. La
protesta contro la Tav si è fusa con un'iniziativa per la libertà dei popoli.
Anche a Grosseto, in occasione dell'incidente probatorio per l'inchiesta sul
naufragio della nave Concordia, si sono presentate tre persone con al collo un
cartello 'No Tav'.
Ed è chiaro che la matrice No Tav alla fine sia solo un modo per incanalare
una protesta che nasce da un disagio più ampio, dallo scollamento tra la
società reale ed i palazzi del Potere, dall’assoluta inadeguatezza di una
politica che a destra come a sinistra ha dimostrato di essere preoccupata più
di garantirsi il mantenimento dei privilegi che legittimare con la propria
azione il proprio posto in Parlamento avuto in virtù di una nomina. Ieri su
twitter Italo Bocchino, il numero di Futuro e Libertà, il delfino di Fini,
scriveva che alla prossime elezioni il Pdl avrebbe fatto la fine della Dc nel ’
93. Può darsi ma è l’intera ritualità della politica che non funziona: prendete
i congressi del Pdl che stanno per svolgersi in tutta Italia. Trattative,
accordi, fughe in avanti, intese saltate all’ultimo momento. A vederli questi
politici, a leggerne le dichiarazioni sui giornali, ci sarebbe da prenderli sul
serio ma è giusto un attimo perché basta un nulla per capire quanto siano fuori
dalla realtà, lì a giocare ad una sorta di monopoli per un partito che
Berlusconi vorrebbe sciogliere e che di sicuro di qui a poco non sarà quello di
oggi. La verità è che i congressi del Pdl (ma anche le primarie del Pd) servono
solo a preparare una ricollocazione futura, per dire, guardate che gli
equilibri sono questi. Ma potrebbe non servire a salvare questi aspiranti
statisti di periferia perché con l’eliminazione delle province e la riforma
della legge elettorale che dovranno fare perché tra un po’, vedrete, la gente
scenderà in piazza anche per questo e se non accadrà basterà il popolo della
rete,internet insomma, per avere uno stipendio di parlamentare (perché di
questo si tratta) non basterà avere le amicizie giuste ai vertici dei partiti,
anzi di queste cricche senza idee né ideali che chiamano partiti.
Gigi Casciello
"Recuperare" fingendo di inventare
Ho rivendicato in grande solitudine il diritto di Carmelo Conte ad essere giudicato in fretta prima di essere giudicato sodale della camorra. E per farlo fui felice di ospitare suoi interventi in prima pagina su Cronache del Mezzogiorno che dirigevo. Erano gli anni dal ’95 al 2000. Carmelo Conte ha dovuto attendere più di dieci anni per ottenere giustizia e adesso son tutti bravi a riconoscerne l’intelligenza politica e la lucidità culturale al punto che “La Città” del Gruppo l’Espresso ed “il Mattino”, ora si contendono i commenti dell’ex ministero delle Aree Urbane. Cambiano i tempi
Ho sempre pensato che i giornali da me diretti (il Mezzogiorno, Cronache del Mezzogiorno, Cronache di Napoli, Roma, il Nuovo Salernitano) dovessero essere anche un riferimento culturale, un “luogo” di dibattito. E così sulle prime pagine dei miei giornali si potevano leggere articoli e commenti, oltre che di Carmelo Conte, di Rino Mele, Giuseppe Vuolo, Carmelo Conte, Ambrogio Ietto. Gli altri giornali preferivano altro, anzi nessun commento, meglio le notizie, solo le notizie. Da più di un anno “il Nuovo Salernitano” non è più in edicola e con tutta fretta gli stessi collaboratori sono più che ospitati su Cronaca-Roma, La Città ed il Mattino. Ne sono contento, senza alcuna ironia. Più che “ospitati” perché in sostanza rappresentano quasi gli unici commenti in prima pagina. “Resiste” alla nostalgia solo la “Giubba Rossa” Sandro Livrieri ma se qualcuno avesse il coraggio di ospitare la sua quotidiana rubrica sarebbe come dover riconoscere che chi come me ha dato per primo nel ‘94 un quotidiano a Salerno e provincia (ardire imperdonabile…) ha fatto molto di più e che in seguito di fantasia e creatività ce ne è stata e ce ne è poca. Insomma, sarebbe chiedere davvero troppo.
Mi scappa un sorriso e penso (con confessata presunzione) che in questa calma piatta, in questo “recuperare” fingendo di inventare c’è spazio ancora per molto. Tanto non c’è il rischio che altri ti rubino l’idea.
Gigi Casciello
Ho sempre pensato che i giornali da me diretti (il Mezzogiorno, Cronache del Mezzogiorno, Cronache di Napoli, Roma, il Nuovo Salernitano) dovessero essere anche un riferimento culturale, un “luogo” di dibattito. E così sulle prime pagine dei miei giornali si potevano leggere articoli e commenti, oltre che di Carmelo Conte, di Rino Mele, Giuseppe Vuolo, Carmelo Conte, Ambrogio Ietto. Gli altri giornali preferivano altro, anzi nessun commento, meglio le notizie, solo le notizie. Da più di un anno “il Nuovo Salernitano” non è più in edicola e con tutta fretta gli stessi collaboratori sono più che ospitati su Cronaca-Roma, La Città ed il Mattino. Ne sono contento, senza alcuna ironia. Più che “ospitati” perché in sostanza rappresentano quasi gli unici commenti in prima pagina. “Resiste” alla nostalgia solo la “Giubba Rossa” Sandro Livrieri ma se qualcuno avesse il coraggio di ospitare la sua quotidiana rubrica sarebbe come dover riconoscere che chi come me ha dato per primo nel ‘94 un quotidiano a Salerno e provincia (ardire imperdonabile…) ha fatto molto di più e che in seguito di fantasia e creatività ce ne è stata e ce ne è poca. Insomma, sarebbe chiedere davvero troppo.
Mi scappa un sorriso e penso (con confessata presunzione) che in questa calma piatta, in questo “recuperare” fingendo di inventare c’è spazio ancora per molto. Tanto non c’è il rischio che altri ti rubino l’idea.
Gigi Casciello
venerdì 2 marzo 2012
I populisti "sinistri"
I populisti "sinistri"
Da Caffè Corretto di oggi su Radio Bussola 24 (www.bussola24.it)
Buongiorno. E’ sabato 3 marzo. Un saluto particolare a quanti ci hanno scritto a dilloacaffecorretto@gmail.com per dirci che ormai siamo diventati la sveglia di famiglia ed anche per manifestarci condivisione su quanto espresso anche ieri sulle proteste No Tav, in Val di Susa e soprattutto sul rischio che l’onda della protesta, dell’insofferenza sociale, raggiunga altre parti del paese, Naturalmente le piazze del resto d’Italia ed in particolare del Mezzogiorno non si riempiranno per contestare i lavori per la Tav Torino-Lione ma è una previsione persino troppo facile quella di immaginare che la tensione sociale sia lì pronta ad esplodere. Due i motivi nemmeno latenti: l’insofferenza verso la classe politica che ai privilegi ha aggiunto un’evidente inadeguatezza ed un’assoluta mancanza di rappresentanza in virtù di una vergognosa legge elettorale che ha trasformato i parlamentari in un migliaio di nominati e poi la crisi economica, sicuramente determinata anche dalla stessa classe politica, ma che con i giorni che passano sembra avere una paternità più inquietante nei grandi poteri economici che dopo aver barato con i titoli tossici ora puntano a salvare il salvabili benedicendo l’arrivo sulla scena politica di alcuni pretoriani della Bce come Mario Monti.
E non è un caso che proprio dall’attuale premier italiano sia arrivato un perentorio no a chi contesta la realizzazione della No-Tav. Un no al blocco dei lavori e ad una eventuale revisione del progetto che nasce anche dall’esigenza di dare un ulteriore conferma di credibilità ma anche di sintonia politica, per usare un eufemismo, con l’Europa che vuole a tutti i costi il treno ad alta velocità Torino-Lione.
“L'Italia staccata dall'Europa, dolcemente alla deriva in un mare di disagio sociale ed economico: è ciò che avverrebbe senza la Tav” ha usato questa metafora il premier Mario Monti per ribadire la ferma decisione di andare avanti ''tempestivamente'' con la linea in Val di Susa. La presa di posizione del Governo è arrivata ieri al termine di una giornata che ha visto numerosi appelli alla lettera aperta a Monti, nonché da un appello sottoscritto - tra gli altri - da don Ciotti, dal presidente della Puglia Niki Vendola, dal sindaco di Napoli Luigi De Magistris e da quello di Bari Michele Emiliano. E quest’ultimo mi sembra il modo peggiore di risolvere il problema, ma non ditelo a gente come il sindaco di Napoli al quale qualcuno dovrebbe ricordare di essere stato eletto per affrontare e magari risolvere qualche problema della città capoluogo della regione piuttosto che cercare di legittimare improbabili ambizioni di leader nazionale di un populismo di sinistra. Esattamente il contrario di quanto si avverte il bisogno dopo quasi vent’anni di populismo di destra.
giovedì 1 marzo 2012
Ballano sul titanic
Buongiorno. E’ venerdì due marzo. Sarà la voglia di normalità, il desiderio di lasciarsi andare ad un sentimento collettivo, magari anche per una notizia triste ma che non venga dalla stessa matrice, quella crisi che prima ancora che far drammi concreti ha generato un clima di paura che paralizza persino il pensiero di voler far qualcosa, ma la reazione alla notizia della morte di Lucio Dalla è stata sorprendente. E non solo dal popolo della rete che su internet non si è risparmiato in messaggi di partecipazione al dolore, nel nuovo rito del festeggiare e piangere tutti insieme a conferma di come siano cambiati i costumi della società, persino il modo di reagire di fronte alle notizie. Eppure questa sorta di sentimento, di inconsapevole appartenenza comunitaria non aiuta in altro perché poi prevale la paura, l’ansia di difendere sé e le persone cui si vuole bene e preservare dal pericolo.
Così il vero pericolo diventa l’altro, viene identificato con tutto ciò che non ci riguarda immediatamente, che non rientra nella sfera dei nostri affetti, dei nostri bisogni. E’ questo il più grande danno provocato da un modo di vivere che questa crisi economica sta rendendo persino drammatico: si è rincorso il mito del benessere ed ora che per tanti, così come prima si erano allagrate le possibilità, ora stanno diminuendo opportunità e prospettive fino a rischiare di ritrovarsi nella fascia dei nuovi poveri. E’ da qui che nasce il disagio che deve preoccupare, che con troppa naturalezza sta trovando sfogo nelle manifestazioni che a macchia di leopardo si stanno allargando in tutta Italia. Al Nord la motivazione è la Tav, altrove la solidarietà a chi combatte la Tav ma tra un po’ non tarderanno né mancheranno altre motivazioni per scendere in piazza. La novità è che la rabbia si estende e coinvolge anche quanti non avrebbero mai immaaginato di dover scendere in piazza per un corteo, per dimostrare contro qualcuno e se necessario persino a far botte con le forze dell’ordine. Insomma, siamo di fronte ad una globalizzazione della protesta con un tratto comune ovunque: l’insofferenza verso i politici e quanti rappresentano un potere sempre più identificato con privilegi non più tollerabili in questi tempi di magra.
Ecco perché ad ascoltare personaggi improbabili della politica italiana, al nei palazzi romani come in quelli di provincia, che si attrezzano per i congressi di partito si percepisce l’inconsapevolezza della classe politica italiana. Ballano e non si accorgono che il titanic sta affondando e che li trascinerà fino in fondo.
Gigi Casciello
mercoledì 29 febbraio 2012
No Tav: il governo dialoghi
Buongiorno. E’ giovedì primo marzo. Ho appena visto alcune immagini grazie a youtube su come la polizia e le altre forze di polizia stanno fronteggiando, anzi sarebbe meglio dire reprimendo, la protesta in Val di Susa contro la Tav. la linea ferroviaria di alta velocità Torino-Lione.
Questa la situazione: gli scontri per sgomberare la Torino-Bardonecchia dalle barricate dei No Tav sono continuati fino a notte inoltrata, ferita anche Nicoletta Dosio, 66 anni, una delle leader del movimento; circondati e malmenati a Chianocco gli operatori del "Corriere.tv". Il presidente della comunità montana Plano ha chiesto al prefetto lo stop al cantiere e la sospensione delle proteste nel weekend. Occupata e poi riaperta la stazione di Bussoleno. Il ministro Cancellieri si è detta pronta al dialogo con il movimento No Tav ma “con fermezza”.
Non ho simpatia per i grillini, per il movimento 5 stelle e chiunque cavalchi, a cominciare dai no global, black bloc ed affini, proteste come quelle in Val di Susa ma quella delle comunità di quei luoghi è una battaglia che merita rispetto. E per la miopia di questo Governo tecnico, che crede di rimettere in sesto l’idea solo generando paura con quello che dovrebbe essere solo una dovuta azione dello Stato, mi riferisco alla lotta all’evasione, quella in Val di Susa si sta trasformando in una battaglia per la democrazia.
I soliti opinionisti a mille euro a puntata si continuano ad esibire con la teoria dello Stato che non può piegarsi alle proteste, che i lavori devono andare avanti comunque. Ma forse che per le proteste anti-discariche, con i rifiuti che ricoprivano le strade di Napoli e non solo, non intervene ne persino il presidente Giorgio Napolitano a rassicurare le popolazioni. La mancata apertura delle discariche non significava anche provocare il rischio di epidemie, non furono revocati interventi di riapertura di impianti di smaltimento dell’immondizia per le proteste della gente? E forse il sindaco di Napoli, questo nuovo campione del moralismo, Luigi de Magistris, non ha forse detto che a nessun costo farà realizzare un termovalorizzatore a Napoli, facendo leva sul sentimento popolare e la paura dei cittadini?
Ed allora perché mai non vanno prese in considerazioni le proteste della gente della Val di Susa, perché ostinarsi in questo scontro frontale, esponendo tra l’altro anche gli agenti di polizia che rischiano la vita per poco più di mille euro al mese, quando invece basterebbe dare un segnale di distensione, di apertura, di confronto, per rasserenare gli animi? E nessuno faccia l’errore di pensare che in fondo la Val di Susa è lontana, che la questione non ci riguarda. Al contrario, perché qui sono in gioco sì la credibilità e la forza dello Stato ma anche e di più i principi democratici che con troppa facilità rischiano di essere calpestati con l’alibi di dover ripristinare l’ordine pubblico. In questi anni se invece di piegarsi alle logiche miopi del potere qualcuno avesse alzato la voce e non solo quando si è trattato di scongiurare che una discarica venisse aperta a due passi da casa, la Campania non sarebbe stata devastata dai criminali che hanno gestito l’affare rifiuti fino a poco tempo fa trasformando questa regione in un micidiale sversatoio che provoca tumori e malattie. Autentici flagello che certo non si abbattono sulla gente per una sorta di inevitabile castigo divino.
Gigi Casciello
martedì 28 febbraio 2012
La nenia dell'evasione fiscale
Da Caffè Corretto di oggi su Radio Bussola 24 (www.Bussola24.it)
Buongiorno. E’ mercoledì 29 febbraio e oggi se ne va anche questo febbraio di un anno bisestile che sarà duro a passare. Nel frattempo qualche certezza in più l’abbiamo: i soldi per rilanciare lo sviluppo, far ripartire il meccanismo virtuoso che porta alla crescita del Pil, il prodotto interno lordo, e conseguentemente ad una ripresa dei consumi, passa attraverso la lotta all’evasione.
Insomma, se non si recuperano i soldi da quanti fino ad ora non hanno pagato le tasse o ne hanno pagate poche rispetto a quanto guadagnato, sarà impensabile immaginare interventi che favoriscano la crescita, l’imprenditoria e soprattutto un nuovo spirito d’intrapresa, Intendiamoci, su questo fronte il governo Monti ha fatti poco, anzi, prendendo in prestito un messaggio che mi inquietò non poco, il bene lo ha fatto male ed il male lo ha fatto bene.
Prendiamo ad esempio la legge, tanto pubblicizzata e decantata come esempio di innovazione in tema di aiuti all’impresa, delle società che costeranno per la propria costituzione e l’avvio di attività solo un euro. Bene, in tanti hanno intenzione, sfortunatamente, di prendere sul serio Monti ma per evitare disastri a catena sarà il caso che qualcuno avvisi i prossimi ed improvvisati imprenditori che l’iniziativa del Governo Monti al massimo servirà a risparmiare un paio di migliaia di euro per le spese notarile, tra l’altro solo per società a maggioranza under 35 e quando la stessa maggioranza dei soci supererà i 35 anni i benefici, tra l’altro ancora nebulosi, cesseranno.
E poi provate ad andare in banca con una società il cui capitale è solo di un euro e siamo pronti a pagare la cena a chiunque non si troverà di fronte all’ostracismo delle banche che alle società di nuova costituzione non risparmiano difficoltà persino per la semplice apertura di un conto corrente non affidato. Nel frattempo la speranza resta la lotta all’evasione. E' "un impegno ineludibile", ha sottolineato ieri il premier e ministro dell'Economia Mario Monti perché "se ognuno dichiara il dovuto, il fisco potrà essere più leggero per tutti". C'é un problema di risanamento ma soprattutto di equità, ha aggiunto Monti riunendo ieri al dicastero di via XX Settembre tutti gli “stati maggiori” dell'amministrazione finanziaria. Ci sarà una vera e propria "task-force" che si riunirà periodicamente per fare il punto sulle strategie e sulle azioni concrete per contrastare la piaga dell'evasione, un salasso per il Paese da oltre 100 miliardi di euro l'anno.
"Nel 2011 grazie all'operato dell'Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza sono stati recuperati 12 miliardi di euro. Ma si può e si deve fare di più". Vediamo, aspettiamo e soprattutto speriamo che lotta all’evasione significhi anche abbassare le tasse perché se è vero che se tutti pagano le tasse pagheremo tutti meno è ancora più vero che con la crisi che non risparmia nessuno solo se si abbassano le tasse potranno pagarle tutti. Sembra una filastrocca e invece è la nenia di questa Italia che ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità ed ora non arriva ala fine del mese.
Gigi Casciello
Buongiorno. E’ mercoledì 29 febbraio e oggi se ne va anche questo febbraio di un anno bisestile che sarà duro a passare. Nel frattempo qualche certezza in più l’abbiamo: i soldi per rilanciare lo sviluppo, far ripartire il meccanismo virtuoso che porta alla crescita del Pil, il prodotto interno lordo, e conseguentemente ad una ripresa dei consumi, passa attraverso la lotta all’evasione.
Insomma, se non si recuperano i soldi da quanti fino ad ora non hanno pagato le tasse o ne hanno pagate poche rispetto a quanto guadagnato, sarà impensabile immaginare interventi che favoriscano la crescita, l’imprenditoria e soprattutto un nuovo spirito d’intrapresa, Intendiamoci, su questo fronte il governo Monti ha fatti poco, anzi, prendendo in prestito un messaggio che mi inquietò non poco, il bene lo ha fatto male ed il male lo ha fatto bene.
Prendiamo ad esempio la legge, tanto pubblicizzata e decantata come esempio di innovazione in tema di aiuti all’impresa, delle società che costeranno per la propria costituzione e l’avvio di attività solo un euro. Bene, in tanti hanno intenzione, sfortunatamente, di prendere sul serio Monti ma per evitare disastri a catena sarà il caso che qualcuno avvisi i prossimi ed improvvisati imprenditori che l’iniziativa del Governo Monti al massimo servirà a risparmiare un paio di migliaia di euro per le spese notarile, tra l’altro solo per società a maggioranza under 35 e quando la stessa maggioranza dei soci supererà i 35 anni i benefici, tra l’altro ancora nebulosi, cesseranno.
E poi provate ad andare in banca con una società il cui capitale è solo di un euro e siamo pronti a pagare la cena a chiunque non si troverà di fronte all’ostracismo delle banche che alle società di nuova costituzione non risparmiano difficoltà persino per la semplice apertura di un conto corrente non affidato. Nel frattempo la speranza resta la lotta all’evasione. E' "un impegno ineludibile", ha sottolineato ieri il premier e ministro dell'Economia Mario Monti perché "se ognuno dichiara il dovuto, il fisco potrà essere più leggero per tutti". C'é un problema di risanamento ma soprattutto di equità, ha aggiunto Monti riunendo ieri al dicastero di via XX Settembre tutti gli “stati maggiori” dell'amministrazione finanziaria. Ci sarà una vera e propria "task-force" che si riunirà periodicamente per fare il punto sulle strategie e sulle azioni concrete per contrastare la piaga dell'evasione, un salasso per il Paese da oltre 100 miliardi di euro l'anno.
"Nel 2011 grazie all'operato dell'Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza sono stati recuperati 12 miliardi di euro. Ma si può e si deve fare di più". Vediamo, aspettiamo e soprattutto speriamo che lotta all’evasione significhi anche abbassare le tasse perché se è vero che se tutti pagano le tasse pagheremo tutti meno è ancora più vero che con la crisi che non risparmia nessuno solo se si abbassano le tasse potranno pagarle tutti. Sembra una filastrocca e invece è la nenia di questa Italia che ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità ed ora non arriva ala fine del mese.
Gigi Casciello
Attenzione e rispetto per Abbà
Da Caffè Corretto andato in onda questa mattina su Radio Bussola 24 (www.bussola24.it) alle 7,30 ed alle 9,00.
Buongiorno, è martedì 28 febbraio. Nell’Italia che vive nell’angoscia di ciò che rischia di perdere piuttosto che nella gioia e nella semplicità di ciò che ha, c’è ancora chi mette a rischio la propria vita per un’idea. Questa la notizia battuta ieri dalle agenzie: “Luca Abbà, uno degli esponenti più noti del movimento "No Tav" e proprietario di uno dei terreni, è rimasto ferito durante l'operazione di recinzione dell'area per il cantiere dell'alta velocità Torino-Lione. Abbà, con altri quindici esponenti del movimento che si ribella alla costruzione della ferrovia, si trovava alla baita Clarea per "sorvegliare" il cantiere in vista degli espropri. Quando ha visto l'inizio delle operazioni di recinzione dell'area, Abbà ha scalato un traliccio della luce; ma nell'operazione avrebbe inavvertitamente toccato i fili della corrente. Precipitato, è stato soccorso dagli agenti e trasportato all'ospedale. Le sue condizioni sono molto gravi”. Questi i fatti..
E attenzione, qui non si tratta della difesa di una proprietà ma di un’idea, balzana quanto si vuole perché nel 2012 non si può pensare di evitare di forare una montagna per evitare la realizzazione della Tav Torino-Lione, del treno ad alta velocità per intenderci, ma con il movimento anti-Tav siamo di fronte ad un fenomeno di base, di quelli importanti a difesa di una comunità, che meritano rispetto in questa società, anche italiana, che scandisce il proprio tempo e le proprie preoccupazioni solo con il denaro, il benessere che si rischia di perdere e l’invidia per chi sta meglio.
Luca Abbà, così come tanti altri del movimento anti-Tav, quel terreno che voleva difendere arrampicandosi sul traliccio lo aveva comprato apposta per la sua battaglia, per opporsi all’esproprio, per evitare che altri cedessero in fretta.Lo ha comprato per difendere una comunità, almeno quella che per lui è l’identità della sua comunità.
Adesso che rischia la vita forse non basterà a fermare le ruspe, forse è anche giusto così ma è ancora più giusto che ci si interroghi, che si tenti una risposta alla domanda che sale da una ribellione, da un desiderio di difendere un’idea. Ed è ancora più importante che con il movimento anti-Tav della Val di Susa, così come altri focolai che potrebbero accendersi altrove per motivi diversi magari anche meno nobili ma ugualmente legittimi perché corrispondono ad esigenze immediate come ad esempio il lavoro che non c’è o che non si trova, non si risponda più con la linea dura ma con un confronto vero, serio. Altro che mostrare il volto ed il pugno duro di uno Stato che per recuperare in credibilità deve percorrere piuttosto, e bene, altre strade.
Gigi Casciello
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