mercoledì 29 febbraio 2012

No Tav: il governo dialoghi


Buongiorno. E’ giovedì primo marzo. Ho appena visto alcune immagini grazie a youtube su come la polizia e le altre forze di polizia stanno fronteggiando, anzi sarebbe meglio dire  reprimendo, la protesta in Val di Susa contro la Tav. la linea ferroviaria di alta velocità Torino-Lione.
Questa la situazione: gli scontri per sgomberare la Torino-Bardonecchia dalle barricate dei No Tav sono continuati fino a notte inoltrata, ferita anche Nicoletta Dosio, 66 anni, una delle leader del movimento; circondati e malmenati a Chianocco gli operatori del "Corriere.tv". Il presidente della comunità montana Plano ha chiesto al prefetto lo stop al cantiere e la sospensione delle proteste nel weekend. Occupata e poi riaperta la stazione di Bussoleno. Il ministro Cancellieri si è detta pronta al dialogo con il movimento No Tav ma “con fermezza”.
Non ho simpatia per i grillini, per il movimento 5 stelle e chiunque cavalchi, a cominciare dai no global, black bloc ed affini, proteste come quelle in Val di Susa ma quella delle comunità di quei luoghi è una battaglia che merita rispetto. E per la miopia di questo Governo tecnico, che crede di rimettere in sesto l’idea solo generando paura con quello che dovrebbe essere solo una dovuta azione dello Stato, mi riferisco alla lotta all’evasione, quella in Val di Susa si sta trasformando in  una battaglia per la democrazia.
I soliti opinionisti a mille euro a puntata si continuano ad esibire  con la teoria dello Stato che non può piegarsi alle proteste, che i lavori devono andare avanti comunque. Ma forse che per le proteste anti-discariche, con i rifiuti che ricoprivano le strade di Napoli e non solo, non intervene ne persino il presidente Giorgio Napolitano a rassicurare le popolazioni. La mancata apertura delle discariche non significava anche provocare il rischio di epidemie, non furono revocati interventi di riapertura di impianti di smaltimento dell’immondizia per le proteste della gente? E forse il sindaco di Napoli, questo nuovo campione del moralismo, Luigi de Magistris, non ha forse detto che a nessun costo farà realizzare un termovalorizzatore a Napoli, facendo leva sul sentimento popolare e la paura dei cittadini?
Ed allora perché mai non vanno prese in considerazioni le proteste della gente della Val di Susa, perché ostinarsi in questo scontro frontale, esponendo tra l’altro anche gli agenti di polizia che rischiano la vita per poco più di mille euro al mese, quando invece basterebbe dare un segnale di distensione, di apertura, di confronto, per rasserenare gli animi? E nessuno faccia l’errore di pensare che in fondo la Val di Susa è lontana, che la questione non ci riguarda. Al contrario, perché qui sono in gioco sì la credibilità e la forza dello Stato ma anche e di più i principi democratici che con troppa facilità rischiano di essere calpestati con l’alibi di dover ripristinare l’ordine pubblico. In questi anni se invece di piegarsi alle logiche miopi  del potere qualcuno avesse alzato la voce e non solo quando si è trattato di scongiurare che una discarica venisse aperta a due passi da casa, la Campania non sarebbe stata devastata dai criminali che hanno gestito l’affare rifiuti fino a poco tempo fa trasformando questa regione in un micidiale sversatoio che provoca tumori e malattie. Autentici flagello che certo non si abbattono sulla gente per una sorta di inevitabile castigo divino.
Gigi Casciello

martedì 28 febbraio 2012

La nenia dell'evasione fiscale

Da Caffè Corretto di oggi su Radio Bussola 24 (www.Bussola24.it)
Buongiorno. E’ mercoledì 29 febbraio e oggi se ne va anche questo febbraio di un anno bisestile che sarà duro a passare. Nel frattempo qualche certezza in più l’abbiamo: i soldi per rilanciare lo sviluppo, far ripartire il meccanismo virtuoso che porta alla crescita del Pil, il prodotto interno lordo, e conseguentemente ad una ripresa dei consumi, passa attraverso la lotta all’evasione.
Insomma, se non si recuperano i soldi da quanti fino ad ora non hanno pagato le tasse o ne hanno pagate poche rispetto a quanto guadagnato, sarà impensabile immaginare interventi che favoriscano la crescita, l’imprenditoria e soprattutto un nuovo spirito d’intrapresa, Intendiamoci, su questo fronte il governo Monti ha fatti poco, anzi, prendendo in prestito un messaggio che mi inquietò non poco, il bene lo ha fatto male ed il male lo ha fatto bene.
Prendiamo ad esempio la legge, tanto pubblicizzata e decantata come esempio di innovazione in tema di aiuti all’impresa, delle società che costeranno per la propria costituzione e l’avvio di attività solo un euro. Bene, in tanti hanno intenzione, sfortunatamente, di prendere sul serio Monti ma per evitare disastri a catena sarà il caso che qualcuno avvisi i prossimi ed improvvisati imprenditori che l’iniziativa del Governo Monti al massimo servirà a risparmiare un paio di migliaia di euro per le spese notarile, tra l’altro solo per società a maggioranza under 35 e quando la stessa maggioranza dei soci supererà i 35 anni i benefici, tra l’altro ancora nebulosi, cesseranno.
E poi provate ad andare in banca con una società il cui capitale è solo di un euro e siamo pronti a pagare la cena a chiunque non si troverà di fronte all’ostracismo delle banche che alle società di nuova costituzione non risparmiano difficoltà persino per la semplice apertura di un conto corrente non affidato. Nel frattempo la speranza resta la lotta all’evasione. E' "un impegno ineludibile", ha sottolineato ieri il premier e ministro dell'Economia Mario Monti perché "se ognuno dichiara il dovuto, il fisco potrà essere più leggero per tutti". C'é un problema di risanamento ma soprattutto di equità, ha aggiunto Monti riunendo ieri al dicastero di via XX Settembre tutti gli “stati maggiori” dell'amministrazione finanziaria. Ci sarà una vera e propria "task-force" che si riunirà periodicamente per fare il punto sulle strategie e sulle azioni concrete per contrastare la piaga dell'evasione, un salasso per il Paese da oltre 100 miliardi di euro l'anno.
"Nel 2011 grazie all'operato dell'Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza sono stati recuperati 12 miliardi di euro. Ma si può e si deve fare di più".  Vediamo, aspettiamo e soprattutto speriamo che lotta all’evasione significhi anche abbassare le tasse perché se è vero che se tutti pagano le tasse pagheremo tutti meno è ancora più vero che con la crisi che non risparmia nessuno solo se si abbassano le tasse potranno pagarle tutti. Sembra una filastrocca e invece è la nenia di questa Italia che ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità ed ora non arriva ala fine del mese.
Gigi Casciello

Attenzione e rispetto per Abbà

Da Caffè Corretto andato in onda questa mattina su Radio Bussola 24 (www.bussola24.it) alle 7,30 ed alle 9,00.

 Buongiorno, è martedì 28 febbraio. Nell’Italia che vive nell’angoscia di ciò che rischia di perdere piuttosto che nella gioia e nella semplicità di ciò che ha, c’è ancora chi mette a rischio la propria vita per un’idea. Questa la notizia battuta ieri dalle agenzie: “Luca Abbà, uno degli esponenti più noti del movimento "No Tav" e  proprietario di uno dei terreni, è rimasto ferito durante l'operazione di recinzione dell'area per il cantiere dell'alta velocità Torino-Lione. Abbà, con altri quindici esponenti del movimento che si ribella alla costruzione della ferrovia, si trovava alla baita Clarea per "sorvegliare" il cantiere in vista degli espropri. Quando ha visto l'inizio delle operazioni di recinzione dell'area, Abbà ha scalato un traliccio della luce; ma nell'operazione avrebbe inavvertitamente toccato i fili della corrente. Precipitato, è stato soccorso dagli agenti e trasportato all'ospedale. Le sue condizioni sono molto gravi”. Questi i fatti..
E attenzione, qui non si tratta della difesa di una proprietà ma di un’idea, balzana quanto si vuole perché nel 2012 non si può pensare di evitare di forare una montagna per evitare la realizzazione della Tav Torino-Lione, del treno ad alta velocità per intenderci, ma con il movimento anti-Tav siamo di fronte ad un fenomeno di base, di  quelli importanti a difesa di una comunità, che meritano rispetto in questa società, anche italiana, che scandisce il proprio tempo e le proprie preoccupazioni solo con il denaro, il benessere che si rischia di perdere e l’invidia per chi sta meglio.
Luca Abbà, così come tanti altri del movimento anti-Tav, quel terreno che voleva difendere arrampicandosi sul traliccio lo aveva comprato apposta per la sua battaglia, per opporsi all’esproprio, per evitare che altri cedessero in fretta.Lo ha comprato per difendere una comunità, almeno quella che per lui è l’identità della sua comunità.
Adesso che rischia la vita forse non basterà a fermare le ruspe, forse è anche giusto così ma è ancora più giusto che ci si interroghi, che si tenti una risposta alla domanda che sale da una ribellione, da un desiderio di difendere un’idea. Ed è ancora più importante che con il movimento anti-Tav della Val di Susa, così come altri focolai che potrebbero accendersi altrove per motivi diversi magari anche meno nobili ma ugualmente legittimi perché corrispondono ad esigenze immediate come ad esempio il lavoro che non c’è o che non si trova, non si risponda più con la linea dura ma con un confronto vero, serio. Altro che mostrare il volto ed il pugno duro di uno Stato che per recuperare in credibilità deve percorrere piuttosto, e bene, altre strade.
Gigi Casciello

giovedì 23 febbraio 2012


All'età di 83 anni è morto a Salerno l'industriale , già senatore della Repubblica, Sossio Pezzullo. Questo il mio ricordo.

Era un uomo di libertà. 

Ci sono uomini che attraversano il proprio tempo con l’ardore dell’ambizione e chi invece lascia che i giorni facciano il proprio lavoro costruendo passo dopo passo il percorso verso l’obiettivo prefissato. Sossio Pezzullo, il senatore, l’industriale Sossio Pezzullo, apparteneva a questa seconda categoria di uomini. Era un mite ma deciso e chi dal suo tono di voce immaginava di trovarsi di fronte un uomo arrendevole ci metteva poco a capire di essersi sbagliato.
Il suo nome e quello della sua famiglia è stato per decenni sinonimo di arte pastaia, “Pezzullo - l’oro di Napoli”, con uno slogan figlio di una felice intuizione di marketing quando i guru della pubblicità erano ancora solo personaggi buoni per film americani.
E se è vero che a fare grande un imprenditore è la capacità di intuire quando è giunto il momento di cambiare, magari di non innamorarsi dei gioielli di famiglia fino al rischio di perderli per le inesorabili leggi del mercato, allora Sossio Pezzullo è stato più lungimirante degli altri perché non si è irrigidito di fronte alle lusinghe delle multinazionali senza però perdere il gusto dell’intrapresa e la specificità della propria azienda, diversificando gli investimenti anche nel settore zootecnico.
Ma Pezzullo è stato anche uno dei rari imprenditori (per intenderci come Giuseppe Amato senior che con troppa superficialità e ignoranza rischia di essere inghiottito dalle cattiverie di provincia per l’epilogo aziendale del pastificio) che non si è sottratto all’impegno sociale. Come dimenticare i centri di avviamento allo sport nella sua Eboli, i Nagc Pezzullo, il Rugby Pezzullo ed anche le pur sporadiche sponsorizzazioni nel basket femminile dove di sicuro a trascinarlo fu l’amore paterno per la figlia Mary, bella ed apprezzata promessa del basket salernitano?
Anche di fronte al dolore, devastante come può essere solo quello della morte di un figlio, reagì con la compostezza degli uomini di altri tempi. Luigi Pezzullo morì a 19 anni durante un’immersione. Un evento che avrebbe stramazzato chiunque. Eppure il papà Sossio mostrò alla morte ed alla tragedia il suo temperamento e sono certo, anche la sua fede. Ed ancor di più quando criminali senza ragione né onore trafugarono la salma di Luigi dal cimitero di Eboli. Era l’aprile del 1981 ed i resti del giovane furono ritrovati solo dopo una ventina di giorni.
Eppure da Sossio Pezzullo, con il quale ho avuto modo di colloquiare a lungo, di tanto e di più, mai ho colto una richiesta di comprensione, il desiderio di ritirarsi nel proprio privato.
In fondo ad uno come lui non mancava nulla. Invece no, a metà degli anni Ottanta, oltre che con l’impegno Confindustriale, volle misurarsi anche con la politica. E lo fece con il Partito socialista, a fianco di Carmelo Conte con il quale da senatore della Repubblica visse gli straordinari anni del Psi, il partito che seppe conquistare oltre il 30% dei consensi in provincia di Salerno e che avviò la trasformazione urbana del capoluogo. Quella stagione fu poi stroncata da Tangentopoli ed ancor di più da una miope azione giudiziaria che solo dopo decenni ha restituito l’onore e la giustizia a uomini perbene come l’allora ministro Carmelo Conte e l’ex sindaco di Salerno Vincenzo Giordano.
Quei giorni terribili del ’92 e del ’93 Sossio Pezzullo li visse con l’angoscia dell’innocente e con i problemi che non gli risparmiava Il Giornale di Napoli del quale era editore. Un’esperienza che visse con grande generosità imprenditoriale rimettendoci abbondantemente di proprio e non sottraendosi mai ad alcun impegno. Ricordo bene il suo alto senso dello Stato e delle istituzioni ed ancor di più quando mi raggiunse al telefono una mattina di luglio del ’92. Mi manifestò tutto il suo disappunto, con il garbo che sapeva avere, per un mio articolo di fondo su “il Giornale di Napoli”. Con quell’articolo esprimevo perplessità e riserve sull’atteggiamento e sull’azione della Procura di Salerno che a mio parere stava eccedendo in atteggiamenti “dipietristi”. Gli sembrò un articolo esagerato ma nemmeno per un istante mi disse che si dovesse cambiare linea o impostazione nel pieno rispetto dell’autonomia dei giornalisti del suo giornale. Come editore si limitò ad una breve nota in prima pagina ed a fianco fu pubblicato un articolo della redazione con il quale si ribadiva quanto avevo scritto il giorno prima. Nel 2004, a dodici anni da quell’episodio lo incontrai e gli raccontai che in un convegno a Palazzo Sant’Agostino su informazione e giustizia, Leonida Primicerio, magistrato autorevole ed equilibrato, all’epoca dei fatti segretario dell’Associazione Nazionale Magistrati di Salerno che contro quel mio articolo si era espressa con un duro comunicato stampa, mi riconobbe pubblicamente che non ero andato lontano dalla verità nel descrivere il clima infido di quei giorni della Mani Pulite salernitana. Il senatore Pezzullo sorrise e mi ribadì di aver colto comunque delle esagerazioni nel mio ragionamento di dodici anni prima.
Questo era Sossio Pezzullo: un gran signore, un uomo di libertà. Un uomo autorevole così come ha dimostrato anche nelle ultime vicende che lo hanno visto guida decisiva nel dirimere le controversie all’interno di Confindustria Salerno. E lascia un’eredità umana ed imprenditoriale che mi auguro non venga dimenticata nella retorica del cordoglio in questa nostra provincia che perde troppo in fretta la memoria. A me, per ringraziarlo della sua amicizia, resta solo la preghiera.
Gigi Casciello