Sarà una primavera calda perché la Cgil sulla riforma del lavoro si gioca il futuro prima ancora che la faccia. Questi verranno ricordati non solo come i giorni della lunga trattativa per la riforma del lavoro ma anche come quelli che segnano, scandiscono un nuovo corso per gli stessi sindacati. E’ cambiato il mondo eppure, come i partiti, i sindacati, a cominciare dalla Cgil, non si rendono conto che nulla è più come prima e la gente ormai considera altro da sé, lontane, tutte quelle organizzazioni, sia esse sindacali o di partito, diventate negli anni autoreferenziali ed avvertite come strutture di pura gestione, di potere.
La stessa frattura nella triplice, con Csil e Uil che, se Monti e la Fornero avessero voluto, sarebbero state pronte a firmare l’accordo per l’articolo 18 e l’intera riforma del lavoro, con la Cgil invece rimasta isolata in una posizione oltranzista, in altri tempi sarebbe stata vissuta come un dramma collettivo. Ed ha un bel dire Susanna Camusso, leader della Cgil, che il suo sindacato farà di tutto per contrastare la riforma del mercato del lavoro. Certo, “farà le mobilitazioni necessarie, non sarà una cosa di breve periodo e che con le modifiche all'articolo 18 proposte dal Governo si avvierà un periodo di tensioni sociali”: lo sciopero generale non fermerà il Governo né aiuterà la Cgil a recuperare fino in fondo il rapporto con la base.
Il vero motivo della tensione sociale in questo Paese è un altro. Non tanto il problema dell’articolo 18 che aggiunge solo incertezza ad un clima di paura, quasi di angoscia sul futuro che attende i lavoratori italiani ma il lavoro che non c’è. Il tutto in una crescente tensione sociale appena percepita anche dai sindacati che si attorcigliano sull’articolo 18 piuttosto che promuovere, invece, una grande mobilitazione per rimettere in moto il vero sviluppo in questo Paese. Uno sviluppo che passa attraverso la cantierizzazioni di centinaia e centinaia di opere con progetti già esecutivi realizzati dai Comuni. A questo andrebbe poi aggiunto un serio piano per le assunzioni dei giovani e degli over 40 che hann persoo il lavoro. Basterebbe poco perché i progetti esecutivi sono già finanziati e per favorire nuove assunzioni basta recuperare i fondi per evitare che le aziende siano appesantite dai costi previdenziali e fiscali dei nuovi assunti per almeno due anni. Tutto qui. Non mi pare che si parli della luna e che serva uno scienziato della politica e dell’economia per capire che solo così ci si rimette in piedi. Ed il fatto che nessuno lo dica e lo faccia fa sorgere più di un sospetto sui reali interessi di questo Governo.
Gigi Casciello
Agevolare i licenziamenti in un Paese in recessione mi sembra un punto di partenza sbagliato. Così come non condivido l'idea di fondo secondo cui per creare lavoro si debbano cedere diritti. Questo, al di là delle posizioni oltranziste della Cgil oppure quelle più addomesticate di Cisl e Uil.
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