Una disperazione
con molti padri
di Gigi Casciello
Altre due persone si sono lasciate inghiottire dall'abisso della disperazione.
Generoso Armenante non ce l'ha fatta a sopportare il pensiero di dover
abbandonare anche la casa dopo che si era già visto strappare il lavoro due
anni fa; Angelo Coppola è rimasto schiacciato dalla paura delle tasse, dal
timore che la sua azienda andasse a rotoli. Un dolore in più dopo quello già
insopportabile di aver perso una figlia. Troppo, anche per un uomo di 64 anni
che nella vita ne avrà viste tante e superate abbastanza.
E' accaduto qui, a Cava ed a San Valentino Torio, in città che ancor più di
Salerno rappresentavano fino a qualche anno fa l'esempio del commercio e
dell'agricoltura che funziona, con l'indotto ed i derivati comparti industriali
che ne accrescevano le prospettive. Poi sono arrivati la globalizzazione,
l'euro e la mancata calmierizzazione dei prezzi, l'impennata del debito
pubblico, Basilea uno e due ed infine le nuove norme sulla tracciabilità del
danaro. E così tutto è diventato più complicato, persino l'arte di arrangiassi
si è trasformata in un'improbabile esercizio acrobatico.
Ma è quando ti senti venir meno la dignità, quando deve inventarti ogni giorno
una scusa per dare un senso alla giornata e persino per giusìtificare il tuo
stare fuori casa, che tutto diventa insostenibile. Già, la dignità, la dignità
di chi non ce la fa più, la dignità di chi non ne può più di andare a bussare
alle porte di parenti, amici, conoscenti, dopo che quelle delle banche si sono
definitivamente chiuse. La dignità di chi non ce la fa più a chiedere aiuto, un
consiglio, soldi. La dignbità di chi non vede più una via di uscita per una
vita che tutto d'un tratto sembra essere finita prima in un tunnel e poi in un
pozzo. Un po' come in quelle storie raccontante da Zafon, lo scrittore spagnolo
che aveva iniziato a scrivere libri per ragazzi e poi si è accorto che la vita
in fondo è talmente fantastica, a metà tra la tragedia ed il sogno, che quei
romanzi potevano andare ben oltre le letture adolescenziali.
Ma quelle degli italiani disperati come Generoso Armenante ed Angelo Coppola,
sono storie che non si vorrebbero raccontare mai.
E putroppo diventano anche tragicamente ripetitive in un Paese dove dopo
l'inconsapevolezza di Berlusconi mentre la nave già affondava, ora con Monti
immaginano di traghettare la stessa nave che faceva acqua mettendo un po' di
toppe. Per carità, forse alla fine la barca guadagnerà la riva ma sicuramente
non sarà più buona per solcare i mari e sarà destinata a marcire lì dove si è
arenata. Fuor di metafora significa che questa Italia se non trova risorse,
idee, strategie, per far ripartire l'economia dando respiro ai piccoli
imprenditori piuttosto che buttarli nel terrore, le tragedie di chi non resiste
all'angoscia di un futuro fatto di debiti, non lavoro e speranze deluse, si
ripeteranno a raffica.
E allora Monti ed il resto della compagnia di giro si diano da fare o si
facciano da parte perché qui c'è bisogno di una strategia d'impresa non di un
triste ragioniere di Stato. Ed ancor meno c'è bisogno di un Premier che si
chiama fuori, che si guarda alle spalle per attribuire ad altri la
responsabilità di una tragedia umana che rischia di diventare un'epidemia di
disperazione.
Ma questo ormai è un Paese dove non è raro persino il buonsenso. Altrove dopo
elezioni, seppure amministrative, che hanno visto la sconfitta dei partiti che
sostengono la maggioranza di Governo, ci si interrogherebbe se non fosse il
caso di fermarsi e tornare al voto. Invece qui ci cantano la canzone della
responsabilità, dei tagli e del rigore sopra ogni cosa. Un rigore che per ora
viene pagato solo da un popolo che scopre quanto la disperazione possa essere
un ospite poco gradito che può bussare alla porta di ciascuno.
gigicasciello.blog
mercoledì 9 maggio 2012
mercoledì 21 marzo 2012
La Cgil in un vicolo cieco
Sarà una primavera calda perché la Cgil sulla riforma del lavoro si gioca il futuro prima ancora che la faccia. Questi verranno ricordati non solo come i giorni della lunga trattativa per la riforma del lavoro ma anche come quelli che segnano, scandiscono un nuovo corso per gli stessi sindacati. E’ cambiato il mondo eppure, come i partiti, i sindacati, a cominciare dalla Cgil, non si rendono conto che nulla è più come prima e la gente ormai considera altro da sé, lontane, tutte quelle organizzazioni, sia esse sindacali o di partito, diventate negli anni autoreferenziali ed avvertite come strutture di pura gestione, di potere.
La stessa frattura nella triplice, con Csil e Uil che, se Monti e la Fornero avessero voluto, sarebbero state pronte a firmare l’accordo per l’articolo 18 e l’intera riforma del lavoro, con la Cgil invece rimasta isolata in una posizione oltranzista, in altri tempi sarebbe stata vissuta come un dramma collettivo. Ed ha un bel dire Susanna Camusso, leader della Cgil, che il suo sindacato farà di tutto per contrastare la riforma del mercato del lavoro. Certo, “farà le mobilitazioni necessarie, non sarà una cosa di breve periodo e che con le modifiche all'articolo 18 proposte dal Governo si avvierà un periodo di tensioni sociali”: lo sciopero generale non fermerà il Governo né aiuterà la Cgil a recuperare fino in fondo il rapporto con la base.
Il vero motivo della tensione sociale in questo Paese è un altro. Non tanto il problema dell’articolo 18 che aggiunge solo incertezza ad un clima di paura, quasi di angoscia sul futuro che attende i lavoratori italiani ma il lavoro che non c’è. Il tutto in una crescente tensione sociale appena percepita anche dai sindacati che si attorcigliano sull’articolo 18 piuttosto che promuovere, invece, una grande mobilitazione per rimettere in moto il vero sviluppo in questo Paese. Uno sviluppo che passa attraverso la cantierizzazioni di centinaia e centinaia di opere con progetti già esecutivi realizzati dai Comuni. A questo andrebbe poi aggiunto un serio piano per le assunzioni dei giovani e degli over 40 che hann persoo il lavoro. Basterebbe poco perché i progetti esecutivi sono già finanziati e per favorire nuove assunzioni basta recuperare i fondi per evitare che le aziende siano appesantite dai costi previdenziali e fiscali dei nuovi assunti per almeno due anni. Tutto qui. Non mi pare che si parli della luna e che serva uno scienziato della politica e dell’economia per capire che solo così ci si rimette in piedi. Ed il fatto che nessuno lo dica e lo faccia fa sorgere più di un sospetto sui reali interessi di questo Governo.
Gigi Casciello
sabato 17 marzo 2012
Si vogliono solo salvare
Domandina di fine settimana: di che natura è il vertice di Bersani, Alfano e Casini con il premier Mario Monti e l’intesa tra Pdl, Pd ed Udc dove condurrà il Paese? Ieri mi chiedevo se si trattasse di inciucio o di grande coalizione per lo sviluppo del Paese. Ma oggi non ho dubbi: è un grande inciucio. Non è chiaro dove l’intesa condurrà il Paese ma è chiaro che si tratti di un estremo tentativo per salvaguardare i grandi partiti dall’onda dell’anti-politica e dall’attacco sferrato dalle Procure di mezza Italia al sistema di gestione della politica. A Milano, come a Bari, contro l’asse Pdl-Lega, come contro il Pd.
La conferma che questo attacco da parte della magistratura contro i partiti, così come accadde con Tangentopoli, magari nemmeno per una strategia generale ma di sicuro per un effetto di un’azione “imitativa” tra le Procure, si inserisca in un ormai ventennale rapporto malato tra politica e magistratura arriva dai toni usati dal Consiglio superiore della magistratura contro la responsabilità civile dei magistrati. Le toghe, scrivono poi i i giornali come “Repubblica”, da sempre a sostegno della via giudiziaria nella lotta politica, non faranno sconti né ammetteranno deroghe, confermando l’evidente pressione del Csm sul Parlamento e dimenticando che la funzione della magistratura è di applicare la legge non farla perché questo spetta alla politica, al Parlamento, al limite al Governo che però poi per ratificare un decreto in legge dovrà comunque passare attraverso l’approvazione di Camera e Senato.
Ma poiché il passato mette paura, ora i tre maggiori partiti, Pdl, Udc e Pd, tentano di non ripetere l’errore dei propri predecessori, di Psi, Dc, degli altri che componevano il partito. Nel ’92 ognuno pensò a sé non capendo quanto fosse importante cogliere l’appello di Bettino Craxi in Parlamento quando sfidò tutti i partiti chiamandoli in correità sul finanziamento illecito. Adesso Pdl, Pd ed Udc sanno che o fanno quadrato, mettendo mano anche alla riforma della giustizia, o saranno travolti perché l’antipolitica oggi è alimentata non solo da un’insofferenza naturale di fronte alla voracità corruttiva ed ai privilegi dei partiti ma da una crisi economica devastante e da una possibilità di “carica”, di informazione immediata e spontanea, di coinvolgimento di massa dell’opinione pubblica attraverso i social network. Qui, per organizzare una manifestazione, un corteo, ormai basta un messaggio su face book o su twitter. Insomma il mondo è cambiato e se il Pci per contestare Craxi dovette mandare un po’ di ragazzotti a lanciare monetine all’uscita del Raphael a Roma, a novembre è bastato uno spontaneo passa parola su Facebook perché migliaia di persone, persino con bimbi al seguito, accompagnassero tra urla e fischi l’uscita di Berlusconi e ministri da Palazzo Chigi.
E l’insofferenza spontanea non si gestisce. Pdl, Pd e Terzo Polo sanno che nulla sarà come prima e temendo una disfatta nel 2013 non hanno alcuna voglia di cambiare una legge elettorale inqualificabile ma utile a preservare l’attuale fallimentare ed autoreferenziale classe dirigente dei partiti, con annessi ossequiosi parlamentari. Ecco perché quello a cui stiamo assistendo è solo un grande inciucio.
Gigi Casciello
La conferma che questo attacco da parte della magistratura contro i partiti, così come accadde con Tangentopoli, magari nemmeno per una strategia generale ma di sicuro per un effetto di un’azione “imitativa” tra le Procure, si inserisca in un ormai ventennale rapporto malato tra politica e magistratura arriva dai toni usati dal Consiglio superiore della magistratura contro la responsabilità civile dei magistrati. Le toghe, scrivono poi i i giornali come “Repubblica”, da sempre a sostegno della via giudiziaria nella lotta politica, non faranno sconti né ammetteranno deroghe, confermando l’evidente pressione del Csm sul Parlamento e dimenticando che la funzione della magistratura è di applicare la legge non farla perché questo spetta alla politica, al Parlamento, al limite al Governo che però poi per ratificare un decreto in legge dovrà comunque passare attraverso l’approvazione di Camera e Senato.
Ma poiché il passato mette paura, ora i tre maggiori partiti, Pdl, Udc e Pd, tentano di non ripetere l’errore dei propri predecessori, di Psi, Dc, degli altri che componevano il partito. Nel ’92 ognuno pensò a sé non capendo quanto fosse importante cogliere l’appello di Bettino Craxi in Parlamento quando sfidò tutti i partiti chiamandoli in correità sul finanziamento illecito. Adesso Pdl, Pd ed Udc sanno che o fanno quadrato, mettendo mano anche alla riforma della giustizia, o saranno travolti perché l’antipolitica oggi è alimentata non solo da un’insofferenza naturale di fronte alla voracità corruttiva ed ai privilegi dei partiti ma da una crisi economica devastante e da una possibilità di “carica”, di informazione immediata e spontanea, di coinvolgimento di massa dell’opinione pubblica attraverso i social network. Qui, per organizzare una manifestazione, un corteo, ormai basta un messaggio su face book o su twitter. Insomma il mondo è cambiato e se il Pci per contestare Craxi dovette mandare un po’ di ragazzotti a lanciare monetine all’uscita del Raphael a Roma, a novembre è bastato uno spontaneo passa parola su Facebook perché migliaia di persone, persino con bimbi al seguito, accompagnassero tra urla e fischi l’uscita di Berlusconi e ministri da Palazzo Chigi.
E l’insofferenza spontanea non si gestisce. Pdl, Pd e Terzo Polo sanno che nulla sarà come prima e temendo una disfatta nel 2013 non hanno alcuna voglia di cambiare una legge elettorale inqualificabile ma utile a preservare l’attuale fallimentare ed autoreferenziale classe dirigente dei partiti, con annessi ossequiosi parlamentari. Ecco perché quello a cui stiamo assistendo è solo un grande inciucio.
Gigi Casciello
venerdì 16 marzo 2012
Verranno travolti dall'inciucio
La politica può essere come la vita di coppia: si decide di continuare a stare insieme per conmvenienenza o per paura del futuro. E naturalmente è una vita che non auguriamo a nessuno.
Intanto basteranno poche settimane per capire se l’ intesa tra Pdl , Pd ed Udc a sostegno del foverno Monti sarà la tomba della seconda Repubblica o l’inizio di una nuova stagione fatta di dialogo non solo oltre gli schieramenti ma in un clima di grande attesa, come quei giorni che sembrano anticipare straordinare novità. Insomma sapremo se la politica italiana sarà seppellita da un grande inciucio con la benedizione di un premier benedetto dai grandi gruppi finanziari occidentali e dalla banca europea o se davvero quella dell’accordo tra Pdl, Pd e terzo polo non sia stata l’unica strada per evitare lo scontro sociale e l’implosione del sistema italiano.
E poiché qualche idea me la sono fatta ed un giudizio mi va di esprimerlo, vi dico la mia. La riforma del lavoro si farà e per salvare la faccia i sindacati, con in testa la Cgil, al massimo andranno ad uno sciopero più o meno generale, si farà anche una parvenza di riforma della giustizia perché non è vero che il problema riguarda e riguardava solo Berlusconi come dimostra la storiaccia dei milioni di euro fatti sparire dal conto della Margherita.
Così questi campioni dell’inciucio, Bersani, Alfano e Casini, scopriranno loro malgrado alle prossime elezioni che se è vero che il problema principale degli italiani non era e non è la riforma della giustizia, così come contestavano a Berlusconi, non lo è nemmeno la riforma dell’articolo 18 ed una riforma del lavoro che a leggerla non risolve il problema del precariato né incentiva nuova occupazione. E sarà bene che qualcuno lo dica alla professoressa Fornero: è con la ripresa economica e nuove forme incentivanti per le piccole e medie imprese che si riducono i contratti a termine e si crea nuova occupazione. Tra l’altro, val la pena ricordarlo, la maggioranza delle imprese italiane ha meno di 15 dipendenti e non devono applicare l’articolo 18.
Con la crisi che c’è immaginate che ci sia ancora chi si preoccupa cosa dicono i sindacati sull’articolo 18? Certo, c’è sempre chi si riconosce una centralità in questo tipo di impostazione del rapporto con il lavoro ed i sindacati ma sono sempre più una minoranza.
E sempre sul lavoro oggi va fatta una riflessione, seppur brevissima, sulla manifestazione di protesta dei lavoratori di Salerno Sistemi a Salerno dove non ci sono stati licenziamenti né cumulati stipendi non pagati eppure i lavoratori si fermano e protestano per la riduzione di 200 euro in busta paga. Mi rendo conto che 200 euro sono abbastanza in questi tempi di crisi, soprattutton per famiglie monoreddito, ma quanto è vero che l’aver conquistato senza fatica un lavoro porti spesso ad una assoluta non percezione della realtà. Perché sicuramente a Salerno Sistemi ci sono lavoratori che quel posto se lo sono sudato ma per quanti, come in tutte le aziende speciali, ex municipalizzate o società miste, intendiamoci, a Salerno come altrove, per essere assunti è stato fondamentale essere vicini alla maggioranza del sindaco De Luca che governa la città dal 93 ad oggi?
E che ora per salvare il posto di lavoro debbano rinunciare a 200 euro, che poi rappresentano gli incentivi, non solo non è tragedia. Che poi i lavoratori di Salerno Sistemi vengano spinti dai sindacati a manifestare sotto il Comune conferma solo che l’antipolitica non risparmia nemmeno chi fino a ieri veniva visto come il benefattore, quindi nemmeno un presunto anti-politico per eccellenza come il sindaco di Salerno.
Gigi Casciello
Intanto basteranno poche settimane per capire se l’ intesa tra Pdl , Pd ed Udc a sostegno del foverno Monti sarà la tomba della seconda Repubblica o l’inizio di una nuova stagione fatta di dialogo non solo oltre gli schieramenti ma in un clima di grande attesa, come quei giorni che sembrano anticipare straordinare novità. Insomma sapremo se la politica italiana sarà seppellita da un grande inciucio con la benedizione di un premier benedetto dai grandi gruppi finanziari occidentali e dalla banca europea o se davvero quella dell’accordo tra Pdl, Pd e terzo polo non sia stata l’unica strada per evitare lo scontro sociale e l’implosione del sistema italiano.
E poiché qualche idea me la sono fatta ed un giudizio mi va di esprimerlo, vi dico la mia. La riforma del lavoro si farà e per salvare la faccia i sindacati, con in testa la Cgil, al massimo andranno ad uno sciopero più o meno generale, si farà anche una parvenza di riforma della giustizia perché non è vero che il problema riguarda e riguardava solo Berlusconi come dimostra la storiaccia dei milioni di euro fatti sparire dal conto della Margherita.
Così questi campioni dell’inciucio, Bersani, Alfano e Casini, scopriranno loro malgrado alle prossime elezioni che se è vero che il problema principale degli italiani non era e non è la riforma della giustizia, così come contestavano a Berlusconi, non lo è nemmeno la riforma dell’articolo 18 ed una riforma del lavoro che a leggerla non risolve il problema del precariato né incentiva nuova occupazione. E sarà bene che qualcuno lo dica alla professoressa Fornero: è con la ripresa economica e nuove forme incentivanti per le piccole e medie imprese che si riducono i contratti a termine e si crea nuova occupazione. Tra l’altro, val la pena ricordarlo, la maggioranza delle imprese italiane ha meno di 15 dipendenti e non devono applicare l’articolo 18.
Con la crisi che c’è immaginate che ci sia ancora chi si preoccupa cosa dicono i sindacati sull’articolo 18? Certo, c’è sempre chi si riconosce una centralità in questo tipo di impostazione del rapporto con il lavoro ed i sindacati ma sono sempre più una minoranza.
E sempre sul lavoro oggi va fatta una riflessione, seppur brevissima, sulla manifestazione di protesta dei lavoratori di Salerno Sistemi a Salerno dove non ci sono stati licenziamenti né cumulati stipendi non pagati eppure i lavoratori si fermano e protestano per la riduzione di 200 euro in busta paga. Mi rendo conto che 200 euro sono abbastanza in questi tempi di crisi, soprattutton per famiglie monoreddito, ma quanto è vero che l’aver conquistato senza fatica un lavoro porti spesso ad una assoluta non percezione della realtà. Perché sicuramente a Salerno Sistemi ci sono lavoratori che quel posto se lo sono sudato ma per quanti, come in tutte le aziende speciali, ex municipalizzate o società miste, intendiamoci, a Salerno come altrove, per essere assunti è stato fondamentale essere vicini alla maggioranza del sindaco De Luca che governa la città dal 93 ad oggi?
E che ora per salvare il posto di lavoro debbano rinunciare a 200 euro, che poi rappresentano gli incentivi, non solo non è tragedia. Che poi i lavoratori di Salerno Sistemi vengano spinti dai sindacati a manifestare sotto il Comune conferma solo che l’antipolitica non risparmia nemmeno chi fino a ieri veniva visto come il benefattore, quindi nemmeno un presunto anti-politico per eccellenza come il sindaco di Salerno.
Gigi Casciello
martedì 13 marzo 2012
Il Pdl? In Campania una Dc senza la Dc
Il lavoro prima di tutto. Non è uno slogan urlato in un corteo di disoccupati ma il grattacapo principale del Governo Monti. Così il premier e il ministro Fornero intendono definire entro il 23 marzo l’accordo sulla riforma del mercato del lavoro. Ma dai sindacati ed in particolare dalla Cgil è arrivata una frenata dopo che il Governo ha annunciato di voler anticipare i tempi della revisione degli ammortizzatori sociali partendo da una revisione della mobilità. L'obiettivo del Governo è la riduzione dei livelli di disoccupazione del Paese, portandola "al 4-5% strutturale ma lo scontro con i sindacati rischia di riaprirsi sui criteri degli ammortizzatori sociali e sul precariato. Insomma ci sarà ancora da lavorare ma è chiaro che la priorità sia quella del lavoro che si gioca sul doppio fronte: nuove opportunità occupazionale, quindi aiuti ed incentivi alle imprese per nuove assunzioni, regolarizzazione delle fasce di precariato ed una soluzione diversa rispetto ai mille euro al mese, solo per un anno, a chi perde il lavoro.
E che il lavoro sia una priorità assoluta nell’agenda politica italiana lo hanno capito persino Alfano e Bersani che addirittura si beccano su chi abbia indicato per primo la questione come primo problema reale da affrontare. Una preoccupazione, però, che non si traduce in azione sui territori perché né dal Pd né ancor meno dal Pdl si vedono, a cominciare dalla Campania, azioni che promuovano un tavolo con Confindustria, né la questione ha avuto priorità nei congressi provinciali che si sono svolti sabato e domenica. Ecco perché, e lo dico anche a quanti hanno twittato mi hanno scritto a “Caffe Corretto” ( la email è dilloacaffecorretto@gmail.com), contestandomi qualche commento aspro sui congressi del Pdl: la crescita di un partito non si può misurare solo dalla partecipazione al voto per l’elezione della propria classe dirigente. Ed anzi non mi esalta, come nel caso di Salerno, che tra i più votati ci siano i vertici di tradizionale gestione del potere e del consenso: l’assessore provinciale ai lavori pubblici ed i responsabili di società pubbliche per la gestione dei rifiuti. Forse che Feola, Capo, Celano e Ciccone avrebbero avuto lo stesso risultato se non avessero ricoperto importanti incarichi di gestione? Si dirà che altrettanto non è accaduto per il sindaco di Cava, Marco Galdi, e per l’assesore regionale all’Ambiente e sindaco di Mercato san Severino, Giovanni Romano. Appunto, non è accaduto. E la risposta la si può trovare nella lotta estrema e velenosa all’interno del Pdl, solo mascherata più che sopita dal leaderismo di Edmondo Cirielli, alla ricerca di nuove posizioni di forza e nella nota ritrosia di Galdi e Romano ad assecondare logiche di corrente.
Che poi Galdi e Romano raggiungano risultati diversi quando si tratta di candidarsi a sindaco di Cava e di Mercato San Severino è altro discorso perché lì il consenso è più ampio, si misura su capacità, credibilità ed autorevolezza. Criteri di improbabile incidenza nelle elezioni di un partito, e non vale solo per il Pdl perché altrettanto accade spesso nel Pd con le primarie, dove prevale la logica delle centinaia di persone condotte a votare in pullman in una sorta di gita domenicale.
In questa logica non sorprende che al massimo dai congressi del Pdl in Campania sia emersa la solita polemica con la magistratura e l’ultimatum all’Udc. Ed in entrambi gli argomenti si sono trasformati in legna per il fuoco della polemica interna con il presidente della Regione Stefano Caldoro che nel prendere le distanze afferma di fatto una propria autonomia.
La verità è che lo scollamento tra i partiti e la società reale, così come non si supera con le primarie del Pd, non lo si recupera con congressi come quelli del Pdl che si sono tradotti, in Campania e non solo, con una conta all’interno della classe dirigente attivatasi per portare a votare i propri iscritti. L’onda dell’anti-politica si arresta dando risposte reali, progettuali, con almeno uno straccio d’idea per lo sviluppo delle città. Certo, c’è poi la legittima strategia politica, la necessità di affermarsi con il proprio gruppo ed il leader di riferimento e su questo in Campania gli ex An nel Pdl sono stati bravissimi a confinare in un ruolo marginale gli ex di Forza Italia, che pure partivano da una posizione di maggioranza sul fronte dei consensi. Ma il vero banco di prova verrà quando non ci sanno più le amministrazione provinciali, vera roccaforte e strumento di gestione del consenso dentro e fuori il partito per il Pdl in Campania, e con una Regione che si muove nella posizione autonoma ribadita da Caldoro.Ed allora sarà troppo tardi per riprendersi dall’errore di aver trasformato il maggior partito del centrodestra in una Dc senza la Dc.
Gigi Casciello.
E che il lavoro sia una priorità assoluta nell’agenda politica italiana lo hanno capito persino Alfano e Bersani che addirittura si beccano su chi abbia indicato per primo la questione come primo problema reale da affrontare. Una preoccupazione, però, che non si traduce in azione sui territori perché né dal Pd né ancor meno dal Pdl si vedono, a cominciare dalla Campania, azioni che promuovano un tavolo con Confindustria, né la questione ha avuto priorità nei congressi provinciali che si sono svolti sabato e domenica. Ecco perché, e lo dico anche a quanti hanno twittato mi hanno scritto a “Caffe Corretto” ( la email è dilloacaffecorretto@gmail.com), contestandomi qualche commento aspro sui congressi del Pdl: la crescita di un partito non si può misurare solo dalla partecipazione al voto per l’elezione della propria classe dirigente. Ed anzi non mi esalta, come nel caso di Salerno, che tra i più votati ci siano i vertici di tradizionale gestione del potere e del consenso: l’assessore provinciale ai lavori pubblici ed i responsabili di società pubbliche per la gestione dei rifiuti. Forse che Feola, Capo, Celano e Ciccone avrebbero avuto lo stesso risultato se non avessero ricoperto importanti incarichi di gestione? Si dirà che altrettanto non è accaduto per il sindaco di Cava, Marco Galdi, e per l’assesore regionale all’Ambiente e sindaco di Mercato san Severino, Giovanni Romano. Appunto, non è accaduto. E la risposta la si può trovare nella lotta estrema e velenosa all’interno del Pdl, solo mascherata più che sopita dal leaderismo di Edmondo Cirielli, alla ricerca di nuove posizioni di forza e nella nota ritrosia di Galdi e Romano ad assecondare logiche di corrente.
Che poi Galdi e Romano raggiungano risultati diversi quando si tratta di candidarsi a sindaco di Cava e di Mercato San Severino è altro discorso perché lì il consenso è più ampio, si misura su capacità, credibilità ed autorevolezza. Criteri di improbabile incidenza nelle elezioni di un partito, e non vale solo per il Pdl perché altrettanto accade spesso nel Pd con le primarie, dove prevale la logica delle centinaia di persone condotte a votare in pullman in una sorta di gita domenicale.
In questa logica non sorprende che al massimo dai congressi del Pdl in Campania sia emersa la solita polemica con la magistratura e l’ultimatum all’Udc. Ed in entrambi gli argomenti si sono trasformati in legna per il fuoco della polemica interna con il presidente della Regione Stefano Caldoro che nel prendere le distanze afferma di fatto una propria autonomia.
La verità è che lo scollamento tra i partiti e la società reale, così come non si supera con le primarie del Pd, non lo si recupera con congressi come quelli del Pdl che si sono tradotti, in Campania e non solo, con una conta all’interno della classe dirigente attivatasi per portare a votare i propri iscritti. L’onda dell’anti-politica si arresta dando risposte reali, progettuali, con almeno uno straccio d’idea per lo sviluppo delle città. Certo, c’è poi la legittima strategia politica, la necessità di affermarsi con il proprio gruppo ed il leader di riferimento e su questo in Campania gli ex An nel Pdl sono stati bravissimi a confinare in un ruolo marginale gli ex di Forza Italia, che pure partivano da una posizione di maggioranza sul fronte dei consensi. Ma il vero banco di prova verrà quando non ci sanno più le amministrazione provinciali, vera roccaforte e strumento di gestione del consenso dentro e fuori il partito per il Pdl in Campania, e con una Regione che si muove nella posizione autonoma ribadita da Caldoro.Ed allora sarà troppo tardi per riprendersi dall’errore di aver trasformato il maggior partito del centrodestra in una Dc senza la Dc.
Gigi Casciello.
sabato 10 marzo 2012
Le zone grigie
E’ caduto un ultimo tabù, non è vero che le sentenze non si commentano ma si applicano. E sappiamo con definitiva certezza che ci sono dei magistrati per i quali una sentenza di Cassazione vale solo se conferma quelle, preferibilmente di condanna, di primo e secondo grado: lo dice di fatto il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia che qualche mese dopo aver rivendicato il diritto di essere un magistrato partigiano intervenendo ad un convegno di Rifondazione Comunista, rivendica il diritto di criticare aspramente la sentenza della Cassazione con la quale viene rimandata in appello il processo a Marcello Dell’Utri e soprattutto viene messa in dubbia la congruità del reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Lo stesso reato, per intenderci, per cui è stato richiesto l’arresto del parlamentare ed ex coordinatore regionale del Pdl, Nicola Cosentino. Ingroia dice che negare il reato di concorso esterno significherebbe, tra l’altro, offendere la memoria di Falcone e Borsellino. E naturalmente al coro degli indignati si è subito unito Roberto Saviano. “Il concorso esterno è il territorio in cui poteri politici economici e mafiosi si incontrano. Metterlo in dubbio svuota la lotta alla mafia”, ha detto l’autore di Gomorra al quale va ricordato che il concorso esterno è stato anche il reato che ha costretto a quasi vent’anni di processo, finiti con l’assoluzione, politici come Andreotti, Calogerro Mannino, Carmelo Conte ed altri. Oggi Dell’Utri e domani, perché no, anche Cosentino. Il problema è allora serio perché la lotta alla mafia non si può continuare a fare essenzialmente e solo con i pentiti, che tra l’altro per anni hanno parlato e ricordato a puntate fatti e circostanze che al massimo permettono di delineare la “zona grigia” del cosiddetto concorso esterno in associazione mafiosa, reato non delineato in definiti principi giuridici. In fondo il primo a chiedere che si mettesse mano a questo reato, fissandolo con decisione,per evitare che dalla zona grigia si passasse ad una pericolosa e giustizialista zona nebulosa, fu, quando era parlamentare,quello che oggi è un simbolo della nuova sinistra italiana: Giuliano Pisapia, giurista e attuale sindaco di Milano.
In ogni caso è evidente che lo scontro tra politica e magistratura continui e si sbaglia a pensare che il problema sia solo Berlusconi, come nel ’92 e nel ’93, poteva esserlo Craxi. Il problema resterà fino a quando ci sarà una parte della magistratura convinta di dover condizionare l’attività legislativa e di dover essere protagonista del rinnovo e quindi della vita dei partiti. Un problema reso tra l’altro ancora più macroscopico dalla discesa in politica di magistrati come Di Pietro e De Magistris. E allora se è vero come è vero che servono norme più dure contro la corruzione è anche vero che è quanto mai urgente una riforma del sistema giudiziario che comprenda la separazione delle carriere e l’obbligo per i magistrati di non poter tornare nei ruoli nei casi di discesa nell’agone della politica che tra l’altro non li potrà vedere impegnati lì dove hanno svolto la propria attività di magistrati. Una riforma che aiuterà a combattere con più credibilità e maggiori successi processuali i boss ed i loro complici anche nella politica.
Gigi Casciello
In ogni caso è evidente che lo scontro tra politica e magistratura continui e si sbaglia a pensare che il problema sia solo Berlusconi, come nel ’92 e nel ’93, poteva esserlo Craxi. Il problema resterà fino a quando ci sarà una parte della magistratura convinta di dover condizionare l’attività legislativa e di dover essere protagonista del rinnovo e quindi della vita dei partiti. Un problema reso tra l’altro ancora più macroscopico dalla discesa in politica di magistrati come Di Pietro e De Magistris. E allora se è vero come è vero che servono norme più dure contro la corruzione è anche vero che è quanto mai urgente una riforma del sistema giudiziario che comprenda la separazione delle carriere e l’obbligo per i magistrati di non poter tornare nei ruoli nei casi di discesa nell’agone della politica che tra l’altro non li potrà vedere impegnati lì dove hanno svolto la propria attività di magistrati. Una riforma che aiuterà a combattere con più credibilità e maggiori successi processuali i boss ed i loro complici anche nella politica.
Gigi Casciello
giovedì 8 marzo 2012
L'ingegnere dimenticato e l'Italia ignorata
C’era un ingegnere prigioniero in Nigeria e gli italiani non ne sapevano nulla. Alla Farnesina erano sicuramente informati ma gli inglesi devono aver pensato che in fondo, oltre che all’ignara opinione pubblica italiana, del caso fosse interessato poco anche il Governo Monti. E così il premier britannico ha deciso di far da solo con un risultato tragico: l’ingegnere italiano Franco Lamolinara e' rimasto ucciso durante un blitz condotto in Nigeria da un commando delle unità speciali dell'esercito britannico insieme alle forze nigeriane nel tentativo di liberarlo dal gruppo islamico che lo aveva rapito il maggio scorso. Nel corso del blitz è morto anche l'altro ostaggio, il britannico Chris McManus. Il tentativo, tragicamente fallito, è avvenuto senza che l'Italia ne fosse al corrente e Roma ha chiesto spiegazioni dettagliate sulla dinamica del blitz. La ricostruzione fatta da "un'alta fonte dei servizi di sicurezza" della Nigeria porterebbe tra l’altro ad un’ipotesi imbarazzante per gli inglesi: secondo quanto scrive il Daily Telegraph i due ostaggi sarebbero stati uccisi dai loro soccorritori, e non dai rapitori, come affermato dal premier britannico David Cameron.
Da un lato c’è la tragedia personale di una famiglia che ha visto uccidere un proprio caro in una maniera atroce, lontano da casa in un Paese straniero. Dall’altro la percezione che per avere maggiore credibilità all’estero e ancor di più dai leader degli altri Paesi persino in Europa, non è stato sufficiente aver assecondato i poteri forti della finanza europea e mettere Mario Monti al posto di Silvio Berlsconi.Ormai è evidente che da un lato la Bce e l’Unione europea scandiscono i tempi e non solo della nostra vita economica, secondo precise direttive tedesche, e dall’altro gli Usa e l’Inghilterra confermano il ruolo marginale dell’Italia nei rapporti internazionali. Sta accadendo in India con i due marò arrestati per la morte di due pescatori, si è ripetuto in Nigeria per la morte dell’ingegnere Lamolinara. E adesso non resta che sperare che in India la situazione non precipiti ma perché accada Mario Monti deve uscire dai panni del tecnocrate che fa di conto e dire chiaramente all’Onu e agli alleati che o i due soldati italiani tornano subito in italiani dove dovranno essere processati o l’Italia rientra da tutte le missioni umanitarie. Il resto sono chiacchiere di cortile, esercitazioni di presunta politica come le esternazioni infelici del ministro Riccardi contro la politica ed il Pdl ed il conseguente risentimento di un po’ di parlamentari del centrodestra che vorrebbero porre la fiducia. Ma nei rapporti internazionali, dove conta poco il teatrino della politica, la fiducia nei confronti della nostra politica di Palazzo è finita da tempo.
Gigi Casciello
Da un lato c’è la tragedia personale di una famiglia che ha visto uccidere un proprio caro in una maniera atroce, lontano da casa in un Paese straniero. Dall’altro la percezione che per avere maggiore credibilità all’estero e ancor di più dai leader degli altri Paesi persino in Europa, non è stato sufficiente aver assecondato i poteri forti della finanza europea e mettere Mario Monti al posto di Silvio Berlsconi.Ormai è evidente che da un lato la Bce e l’Unione europea scandiscono i tempi e non solo della nostra vita economica, secondo precise direttive tedesche, e dall’altro gli Usa e l’Inghilterra confermano il ruolo marginale dell’Italia nei rapporti internazionali. Sta accadendo in India con i due marò arrestati per la morte di due pescatori, si è ripetuto in Nigeria per la morte dell’ingegnere Lamolinara. E adesso non resta che sperare che in India la situazione non precipiti ma perché accada Mario Monti deve uscire dai panni del tecnocrate che fa di conto e dire chiaramente all’Onu e agli alleati che o i due soldati italiani tornano subito in italiani dove dovranno essere processati o l’Italia rientra da tutte le missioni umanitarie. Il resto sono chiacchiere di cortile, esercitazioni di presunta politica come le esternazioni infelici del ministro Riccardi contro la politica ed il Pdl ed il conseguente risentimento di un po’ di parlamentari del centrodestra che vorrebbero porre la fiducia. Ma nei rapporti internazionali, dove conta poco il teatrino della politica, la fiducia nei confronti della nostra politica di Palazzo è finita da tempo.
Gigi Casciello
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