giovedì 23 febbraio 2012


All'età di 83 anni è morto a Salerno l'industriale , già senatore della Repubblica, Sossio Pezzullo. Questo il mio ricordo.

Era un uomo di libertà. 

Ci sono uomini che attraversano il proprio tempo con l’ardore dell’ambizione e chi invece lascia che i giorni facciano il proprio lavoro costruendo passo dopo passo il percorso verso l’obiettivo prefissato. Sossio Pezzullo, il senatore, l’industriale Sossio Pezzullo, apparteneva a questa seconda categoria di uomini. Era un mite ma deciso e chi dal suo tono di voce immaginava di trovarsi di fronte un uomo arrendevole ci metteva poco a capire di essersi sbagliato.
Il suo nome e quello della sua famiglia è stato per decenni sinonimo di arte pastaia, “Pezzullo - l’oro di Napoli”, con uno slogan figlio di una felice intuizione di marketing quando i guru della pubblicità erano ancora solo personaggi buoni per film americani.
E se è vero che a fare grande un imprenditore è la capacità di intuire quando è giunto il momento di cambiare, magari di non innamorarsi dei gioielli di famiglia fino al rischio di perderli per le inesorabili leggi del mercato, allora Sossio Pezzullo è stato più lungimirante degli altri perché non si è irrigidito di fronte alle lusinghe delle multinazionali senza però perdere il gusto dell’intrapresa e la specificità della propria azienda, diversificando gli investimenti anche nel settore zootecnico.
Ma Pezzullo è stato anche uno dei rari imprenditori (per intenderci come Giuseppe Amato senior che con troppa superficialità e ignoranza rischia di essere inghiottito dalle cattiverie di provincia per l’epilogo aziendale del pastificio) che non si è sottratto all’impegno sociale. Come dimenticare i centri di avviamento allo sport nella sua Eboli, i Nagc Pezzullo, il Rugby Pezzullo ed anche le pur sporadiche sponsorizzazioni nel basket femminile dove di sicuro a trascinarlo fu l’amore paterno per la figlia Mary, bella ed apprezzata promessa del basket salernitano?
Anche di fronte al dolore, devastante come può essere solo quello della morte di un figlio, reagì con la compostezza degli uomini di altri tempi. Luigi Pezzullo morì a 19 anni durante un’immersione. Un evento che avrebbe stramazzato chiunque. Eppure il papà Sossio mostrò alla morte ed alla tragedia il suo temperamento e sono certo, anche la sua fede. Ed ancor di più quando criminali senza ragione né onore trafugarono la salma di Luigi dal cimitero di Eboli. Era l’aprile del 1981 ed i resti del giovane furono ritrovati solo dopo una ventina di giorni.
Eppure da Sossio Pezzullo, con il quale ho avuto modo di colloquiare a lungo, di tanto e di più, mai ho colto una richiesta di comprensione, il desiderio di ritirarsi nel proprio privato.
In fondo ad uno come lui non mancava nulla. Invece no, a metà degli anni Ottanta, oltre che con l’impegno Confindustriale, volle misurarsi anche con la politica. E lo fece con il Partito socialista, a fianco di Carmelo Conte con il quale da senatore della Repubblica visse gli straordinari anni del Psi, il partito che seppe conquistare oltre il 30% dei consensi in provincia di Salerno e che avviò la trasformazione urbana del capoluogo. Quella stagione fu poi stroncata da Tangentopoli ed ancor di più da una miope azione giudiziaria che solo dopo decenni ha restituito l’onore e la giustizia a uomini perbene come l’allora ministro Carmelo Conte e l’ex sindaco di Salerno Vincenzo Giordano.
Quei giorni terribili del ’92 e del ’93 Sossio Pezzullo li visse con l’angoscia dell’innocente e con i problemi che non gli risparmiava Il Giornale di Napoli del quale era editore. Un’esperienza che visse con grande generosità imprenditoriale rimettendoci abbondantemente di proprio e non sottraendosi mai ad alcun impegno. Ricordo bene il suo alto senso dello Stato e delle istituzioni ed ancor di più quando mi raggiunse al telefono una mattina di luglio del ’92. Mi manifestò tutto il suo disappunto, con il garbo che sapeva avere, per un mio articolo di fondo su “il Giornale di Napoli”. Con quell’articolo esprimevo perplessità e riserve sull’atteggiamento e sull’azione della Procura di Salerno che a mio parere stava eccedendo in atteggiamenti “dipietristi”. Gli sembrò un articolo esagerato ma nemmeno per un istante mi disse che si dovesse cambiare linea o impostazione nel pieno rispetto dell’autonomia dei giornalisti del suo giornale. Come editore si limitò ad una breve nota in prima pagina ed a fianco fu pubblicato un articolo della redazione con il quale si ribadiva quanto avevo scritto il giorno prima. Nel 2004, a dodici anni da quell’episodio lo incontrai e gli raccontai che in un convegno a Palazzo Sant’Agostino su informazione e giustizia, Leonida Primicerio, magistrato autorevole ed equilibrato, all’epoca dei fatti segretario dell’Associazione Nazionale Magistrati di Salerno che contro quel mio articolo si era espressa con un duro comunicato stampa, mi riconobbe pubblicamente che non ero andato lontano dalla verità nel descrivere il clima infido di quei giorni della Mani Pulite salernitana. Il senatore Pezzullo sorrise e mi ribadì di aver colto comunque delle esagerazioni nel mio ragionamento di dodici anni prima.
Questo era Sossio Pezzullo: un gran signore, un uomo di libertà. Un uomo autorevole così come ha dimostrato anche nelle ultime vicende che lo hanno visto guida decisiva nel dirimere le controversie all’interno di Confindustria Salerno. E lascia un’eredità umana ed imprenditoriale che mi auguro non venga dimenticata nella retorica del cordoglio in questa nostra provincia che perde troppo in fretta la memoria. A me, per ringraziarlo della sua amicizia, resta solo la preghiera.
Gigi Casciello

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