Da Caffè Corretto andato in onda questa mattina su Radio Bussola 24 (www.bussola24.it) alle 7,30 ed alle 9,00.
Buongiorno, è martedì 28 febbraio. Nell’Italia che vive nell’angoscia di ciò che rischia di perdere piuttosto che nella gioia e nella semplicità di ciò che ha, c’è ancora chi mette a rischio la propria vita per un’idea. Questa la notizia battuta ieri dalle agenzie: “Luca Abbà, uno degli esponenti più noti del movimento "No Tav" e proprietario di uno dei terreni, è rimasto ferito durante l'operazione di recinzione dell'area per il cantiere dell'alta velocità Torino-Lione. Abbà, con altri quindici esponenti del movimento che si ribella alla costruzione della ferrovia, si trovava alla baita Clarea per "sorvegliare" il cantiere in vista degli espropri. Quando ha visto l'inizio delle operazioni di recinzione dell'area, Abbà ha scalato un traliccio della luce; ma nell'operazione avrebbe inavvertitamente toccato i fili della corrente. Precipitato, è stato soccorso dagli agenti e trasportato all'ospedale. Le sue condizioni sono molto gravi”. Questi i fatti..
E attenzione, qui non si tratta della difesa di una proprietà ma di un’idea, balzana quanto si vuole perché nel 2012 non si può pensare di evitare di forare una montagna per evitare la realizzazione della Tav Torino-Lione, del treno ad alta velocità per intenderci, ma con il movimento anti-Tav siamo di fronte ad un fenomeno di base, di quelli importanti a difesa di una comunità, che meritano rispetto in questa società, anche italiana, che scandisce il proprio tempo e le proprie preoccupazioni solo con il denaro, il benessere che si rischia di perdere e l’invidia per chi sta meglio.
Luca Abbà, così come tanti altri del movimento anti-Tav, quel terreno che voleva difendere arrampicandosi sul traliccio lo aveva comprato apposta per la sua battaglia, per opporsi all’esproprio, per evitare che altri cedessero in fretta.Lo ha comprato per difendere una comunità, almeno quella che per lui è l’identità della sua comunità.
Adesso che rischia la vita forse non basterà a fermare le ruspe, forse è anche giusto così ma è ancora più giusto che ci si interroghi, che si tenti una risposta alla domanda che sale da una ribellione, da un desiderio di difendere un’idea. Ed è ancora più importante che con il movimento anti-Tav della Val di Susa, così come altri focolai che potrebbero accendersi altrove per motivi diversi magari anche meno nobili ma ugualmente legittimi perché corrispondono ad esigenze immediate come ad esempio il lavoro che non c’è o che non si trova, non si risponda più con la linea dura ma con un confronto vero, serio. Altro che mostrare il volto ed il pugno duro di uno Stato che per recuperare in credibilità deve percorrere piuttosto, e bene, altre strade.
Gigi Casciello
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