E’ caduto un ultimo tabù, non è vero che le sentenze non si commentano ma si applicano. E sappiamo con definitiva certezza che ci sono dei magistrati per i quali una sentenza di Cassazione vale solo se conferma quelle, preferibilmente di condanna, di primo e secondo grado: lo dice di fatto il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia che qualche mese dopo aver rivendicato il diritto di essere un magistrato partigiano intervenendo ad un convegno di Rifondazione Comunista, rivendica il diritto di criticare aspramente la sentenza della Cassazione con la quale viene rimandata in appello il processo a Marcello Dell’Utri e soprattutto viene messa in dubbia la congruità del reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Lo stesso reato, per intenderci, per cui è stato richiesto l’arresto del parlamentare ed ex coordinatore regionale del Pdl, Nicola Cosentino. Ingroia dice che negare il reato di concorso esterno significherebbe, tra l’altro, offendere la memoria di Falcone e Borsellino. E naturalmente al coro degli indignati si è subito unito Roberto Saviano. “Il concorso esterno è il territorio in cui poteri politici economici e mafiosi si incontrano. Metterlo in dubbio svuota la lotta alla mafia”, ha detto l’autore di Gomorra al quale va ricordato che il concorso esterno è stato anche il reato che ha costretto a quasi vent’anni di processo, finiti con l’assoluzione, politici come Andreotti, Calogerro Mannino, Carmelo Conte ed altri. Oggi Dell’Utri e domani, perché no, anche Cosentino. Il problema è allora serio perché la lotta alla mafia non si può continuare a fare essenzialmente e solo con i pentiti, che tra l’altro per anni hanno parlato e ricordato a puntate fatti e circostanze che al massimo permettono di delineare la “zona grigia” del cosiddetto concorso esterno in associazione mafiosa, reato non delineato in definiti principi giuridici. In fondo il primo a chiedere che si mettesse mano a questo reato, fissandolo con decisione,per evitare che dalla zona grigia si passasse ad una pericolosa e giustizialista zona nebulosa, fu, quando era parlamentare,quello che oggi è un simbolo della nuova sinistra italiana: Giuliano Pisapia, giurista e attuale sindaco di Milano.
In ogni caso è evidente che lo scontro tra politica e magistratura continui e si sbaglia a pensare che il problema sia solo Berlusconi, come nel ’92 e nel ’93, poteva esserlo Craxi. Il problema resterà fino a quando ci sarà una parte della magistratura convinta di dover condizionare l’attività legislativa e di dover essere protagonista del rinnovo e quindi della vita dei partiti. Un problema reso tra l’altro ancora più macroscopico dalla discesa in politica di magistrati come Di Pietro e De Magistris. E allora se è vero come è vero che servono norme più dure contro la corruzione è anche vero che è quanto mai urgente una riforma del sistema giudiziario che comprenda la separazione delle carriere e l’obbligo per i magistrati di non poter tornare nei ruoli nei casi di discesa nell’agone della politica che tra l’altro non li potrà vedere impegnati lì dove hanno svolto la propria attività di magistrati. Una riforma che aiuterà a combattere con più credibilità e maggiori successi processuali i boss ed i loro complici anche nella politica.
Gigi Casciello
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