martedì 13 marzo 2012

Il Pdl? In Campania una Dc senza la Dc

Il lavoro prima di tutto. Non è uno slogan urlato in un corteo di disoccupati ma il grattacapo principale del Governo Monti. Così il premier e il ministro Fornero intendono definire entro il 23 marzo l’accordo sulla riforma del mercato del lavoro. Ma dai sindacati ed in particolare dalla Cgil è arrivata una frenata dopo che il Governo ha annunciato di voler anticipare i tempi della revisione degli ammortizzatori sociali partendo da una revisione della mobilità. L'obiettivo del Governo è la riduzione dei livelli di disoccupazione del Paese, portandola "al 4-5% strutturale ma lo scontro con i sindacati rischia di riaprirsi sui criteri degli ammortizzatori sociali e sul precariato. Insomma ci sarà ancora da lavorare ma è chiaro che la priorità sia quella del lavoro che si gioca sul doppio fronte: nuove opportunità occupazionale, quindi aiuti ed incentivi alle imprese per nuove assunzioni, regolarizzazione delle fasce di precariato ed una soluzione diversa rispetto ai mille euro al mese, solo per un anno, a chi perde il lavoro.
E che il lavoro sia una priorità assoluta nell’agenda politica italiana lo hanno capito persino Alfano e Bersani che addirittura si beccano su chi abbia indicato per primo la questione  come primo problema reale da affrontare. Una preoccupazione, però, che non si traduce in azione sui territori perché né dal Pd né ancor meno dal Pdl si vedono, a cominciare dalla Campania, azioni che promuovano un tavolo con Confindustria, né la questione ha avuto priorità nei congressi provinciali che si sono svolti sabato e domenica. Ecco perché, e lo dico anche a quanti hanno twittato mi hanno scritto a “Caffe Corretto” ( la email è dilloacaffecorretto@gmail.com), contestandomi qualche commento aspro sui congressi del Pdl: la crescita di un partito non si può misurare solo dalla partecipazione al voto per l’elezione della propria classe dirigente. Ed anzi non mi esalta, come nel caso di Salerno, che tra i più votati ci siano i vertici di tradizionale gestione del potere e del consenso: l’assessore provinciale ai lavori pubblici ed i responsabili di società pubbliche per la gestione dei rifiuti. Forse che Feola, Capo, Celano e Ciccone avrebbero avuto lo stesso risultato se non avessero ricoperto importanti incarichi di gestione? Si dirà che altrettanto non è accaduto per il sindaco di Cava, Marco Galdi, e per l’assesore regionale all’Ambiente e sindaco di Mercato san Severino, Giovanni Romano. Appunto, non è accaduto. E la risposta la si può trovare nella lotta estrema e velenosa all’interno del Pdl, solo mascherata più che sopita dal leaderismo di Edmondo Cirielli, alla ricerca di nuove posizioni di forza e nella nota ritrosia di Galdi e Romano ad assecondare logiche di corrente.
Che poi Galdi e Romano raggiungano risultati diversi quando si tratta di candidarsi a sindaco di Cava e di Mercato San Severino è altro discorso perché lì il consenso è più ampio, si misura su capacità, credibilità ed autorevolezza. Criteri di improbabile incidenza nelle elezioni di un partito, e non vale solo per il Pdl perché altrettanto accade spesso nel Pd con le primarie, dove prevale la logica delle centinaia di persone condotte a votare in pullman in una sorta di gita domenicale.
In questa logica non sorprende che al massimo dai congressi del Pdl in Campania sia emersa la solita polemica con la magistratura e l’ultimatum all’Udc. Ed in entrambi gli argomenti si sono trasformati in legna per il fuoco della polemica interna con il presidente della Regione Stefano Caldoro che nel prendere le distanze afferma di fatto una propria autonomia.
La verità è che lo scollamento tra i partiti e la società reale, così come non si supera con le primarie del Pd,  non lo si recupera con congressi come quelli del Pdl che si sono tradotti, in Campania e non solo, con una conta all’interno della classe dirigente attivatasi per portare a votare i propri iscritti. L’onda dell’anti-politica si arresta dando risposte reali, progettuali, con almeno uno straccio d’idea per lo sviluppo delle città. Certo, c’è poi la legittima strategia politica, la necessità di affermarsi con il proprio gruppo ed il leader di riferimento e su questo in Campania gli ex An nel Pdl sono stati bravissimi a confinare in un ruolo marginale gli ex di Forza Italia, che pure partivano da una posizione di maggioranza sul fronte dei consensi. Ma il vero banco di prova verrà quando non ci sanno più le amministrazione provinciali, vera roccaforte e strumento di gestione del consenso dentro e fuori il partito per il Pdl in Campania, e con una Regione che si muove nella posizione autonoma ribadita da Caldoro.Ed allora sarà troppo tardi per riprendersi  dall’errore di aver trasformato il maggior partito del centrodestra in una  Dc senza la Dc.
Gigi Casciello.

3 commenti:

  1. Caro Gigi, innanzitutto saluto te che sei testimone della nostra comune passione politica per il centro-destra (ti saluto sempre come mio Sindaco da quando nel 1997 ingaggiammo una tenzone di assoluta nobilità politica contro il moloch della sinistra a Salerno).
    Consentimi una breve riflessione. Esiste una sola strada per difendere le idee : costruirle. Perchè qui il punto non è il confronto tra apparati di potere sic et simpliciter ma tra concezioni della Politica che mancano. Dovevamo esservi, dovevamo essere lì.Perchè il problema è a monte della politica: è nella prefigurazione carente nel PdL di quale sia il modello culturale del nostro vedere le cose(la weltanshauung). Non possiamo andare lontani solo con il contenitore : occorre immaginare un nuovo pensiero che unisca, raffini, esautori, conflusica, maneggi, rielabori ma alla fine trovi una sintesi , il più possibile avanzata , tra destra storica, liberismo, cattolicesimo popolare, riformismo; perchè allo stato , è questo il vero problema. Che non essendovi stata idealità comune , di fatto si assiste alle correnti non solo come aggregazioni di potere fine a sè stesso ma soprattutto come espressioni dei pensieri di riferimento. Al Congresso ho detto che dobbiamo immaginare un nostro nuovo pantheon : non possiamo tenere insieme , distanti e differenti , Celine e Pound, Sturzo e de Gasperi, Craxi e Nenni, Einaudi e Croce...il vero problema è questo. Io sono entrato su indicazione dell'on. Mara Carfagna anche per questo. Cercare di contribuire a riequilibrare un asse troppo sbilanciato a favore del dirigismo centralista fatto di ordine e disciplina, gerarchia e liderismo di stampo nazionalista. Portare un pò di pensiero non uniforme, irrorare con un pò di politica ispirata alla dottrina sociale della Chiesa, quello che resta per noi un modello cogente a Salerno di PdL arroccato solo sulla destra storica (con qualche venatura eroico-guerriera evoliana). Restiamo differenti ma all'interno di un PdL che, è inutile negarlo, è in difficoltà proprio perchè non ha una sua anima ben definita. Perchè non torni? Perchè non porti il tuo contributo di ammirazione per don Giussani? Perchè non porti il tuo pensiero riformista ? Perchè questa posizione aventiniana mentre il PdL avrebbe un disperato bisogno della tua esperienza e della tua cultura politica ?
    Con affetto e stima , Antonio Roscia

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  3. Caro Gigi,
    Non sono d'accordo su quanto affermi riguardo alla crescita del partito , perché la partecipazione dei tesserati al voto ha dimostrato che l'entusiasmo è alto e alte sono le aspettative dei nostri militanti. Consentimi, però di riflettere su un aspetto che, penso, non sia stato preso in considerazione .
    Il dibattito congressuale è stato incentrato soprattutto sulla ritrovata unità del partito , mentre non si è parlato affatto dell'organizzazione e delle modalità attraverso cui il nuovo coordinamento agirà per raggiungere gli obiettivi del radicamento sul territorio e del recupero del consenso in vista delle imminenti elezioni amministrative e delle prossime elezioni politiche .
    Il fatto che i membri del coordinamento siano per la maggior parte amministratori ,credo sia un valore aggiunto importante , perché chi ha l'esperienza della gestione della cosa pubblica ha il polso concreto della situazione e può fornire un contributo concreto all'azione politica territoriale.
    Auspico, perciò, un'organizzazione del coordinamento suddivisa per aree dipartimentali in cui ciascuno possa apportare il suo contributo in base alle proprie competenze ed esperienze professionali, auspico un coordinamento presente in maniera costante su tutto il territorio provinciale , aperto all'ascolto e alle proposte della base.Il Pdl ha intrapreso il percorso verso il PPE , è necessario, quindi, concentrare l' attenzione sui valori originari del partito, la libertà, le nostre radici cristiane senza perdere di vista l'obiettivo principale, quelle riforme liberali di cui il nostro Paese avrebbe bisogno in questo particolare momento, quelle riforme liberali che un governo tecnico, non legittimato dal voto popolare sta cercando di realizzare. I nostri militanti chiedono risposte e questo è il dato concreto su cui riflettere .

    Maria Rosaria Carfagna

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