Da Caffè Corretto di oggi su Radio Bussola 24 (www.Bussola24.it)
Buongiorno. E’ domenica 4 marzo. Non che ci volesse molto a intuirlo né
serviva il rapporto di chissà quale sistema di intelligenze per capire che la
protesta, il disagio e la rabbia non sarebbero rimasti confinati in Val di
Susa. Così ieri, puntuali, evocanti giorni che sembravano lontani e
dimenticati, sono tornate le manifestazioni anti-governative anche a Roma ed in
altre città italiane. A Roma hanno bloccato la tangenziale e l'ingresso
dell'autostrada per L'Aquila,a Perugia si sono seduti sui binari della
stazione, interrompendo il transito dei treni per mezz'ora, altri cortei a
Catania ed a Milano. Dovunque un solo obiettivo: il premier Mario Monti, che
ha confermato "con piena convinzione" l'impegno del Governo "per realizzare
tempestivamente" l'opera.
I No Tav si sono fatti sentire anche anche all'estero: Londra (sotto il
consolato italiano), Parigi, Dublino, Ginevra (davanti alla sede Onu), Budapest
(con un presidio musicale vicino all'ambasciata) e San Sebastian, nei Paesi
Baschi. C'é stato pure un fronte virtuale: hacker che si firmano 'Anonymous'
hanno attaccato i siti di alcune istituzioni piemontesi. A Milano, alcune
centinaia di persone hanno sfilato per le vie della città, fino al Duomo. La
protesta contro la Tav si è fusa con un'iniziativa per la libertà dei popoli.
Anche a Grosseto, in occasione dell'incidente probatorio per l'inchiesta sul
naufragio della nave Concordia, si sono presentate tre persone con al collo un
cartello 'No Tav'.
Ed è chiaro che la matrice No Tav alla fine sia solo un modo per incanalare
una protesta che nasce da un disagio più ampio, dallo scollamento tra la
società reale ed i palazzi del Potere, dall’assoluta inadeguatezza di una
politica che a destra come a sinistra ha dimostrato di essere preoccupata più
di garantirsi il mantenimento dei privilegi che legittimare con la propria
azione il proprio posto in Parlamento avuto in virtù di una nomina. Ieri su
twitter Italo Bocchino, il numero di Futuro e Libertà, il delfino di Fini,
scriveva che alla prossime elezioni il Pdl avrebbe fatto la fine della Dc nel ’
93. Può darsi ma è l’intera ritualità della politica che non funziona: prendete
i congressi del Pdl che stanno per svolgersi in tutta Italia. Trattative,
accordi, fughe in avanti, intese saltate all’ultimo momento. A vederli questi
politici, a leggerne le dichiarazioni sui giornali, ci sarebbe da prenderli sul
serio ma è giusto un attimo perché basta un nulla per capire quanto siano fuori
dalla realtà, lì a giocare ad una sorta di monopoli per un partito che
Berlusconi vorrebbe sciogliere e che di sicuro di qui a poco non sarà quello di
oggi. La verità è che i congressi del Pdl (ma anche le primarie del Pd) servono
solo a preparare una ricollocazione futura, per dire, guardate che gli
equilibri sono questi. Ma potrebbe non servire a salvare questi aspiranti
statisti di periferia perché con l’eliminazione delle province e la riforma
della legge elettorale che dovranno fare perché tra un po’, vedrete, la gente
scenderà in piazza anche per questo e se non accadrà basterà il popolo della
rete,internet insomma, per avere uno stipendio di parlamentare (perché di
questo si tratta) non basterà avere le amicizie giuste ai vertici dei partiti,
anzi di queste cricche senza idee né ideali che chiamano partiti.
Gigi Casciello
Buongiorno. E’ domenica 4 marzo. Non che ci volesse molto a intuirlo né
serviva il rapporto di chissà quale sistema di intelligenze per capire che la
protesta, il disagio e la rabbia non sarebbero rimasti confinati in Val di
Susa. Così ieri, puntuali, evocanti giorni che sembravano lontani e
dimenticati, sono tornate le manifestazioni anti-governative anche a Roma ed in
altre città italiane. A Roma hanno bloccato la tangenziale e l'ingresso
dell'autostrada per L'Aquila,a Perugia si sono seduti sui binari della
stazione, interrompendo il transito dei treni per mezz'ora, altri cortei a
Catania ed a Milano. Dovunque un solo obiettivo: il premier Mario Monti, che
ha confermato "con piena convinzione" l'impegno del Governo "per realizzare
tempestivamente" l'opera.
I No Tav si sono fatti sentire anche anche all'estero: Londra (sotto il
consolato italiano), Parigi, Dublino, Ginevra (davanti alla sede Onu), Budapest
(con un presidio musicale vicino all'ambasciata) e San Sebastian, nei Paesi
Baschi. C'é stato pure un fronte virtuale: hacker che si firmano 'Anonymous'
hanno attaccato i siti di alcune istituzioni piemontesi. A Milano, alcune
centinaia di persone hanno sfilato per le vie della città, fino al Duomo. La
protesta contro la Tav si è fusa con un'iniziativa per la libertà dei popoli.
Anche a Grosseto, in occasione dell'incidente probatorio per l'inchiesta sul
naufragio della nave Concordia, si sono presentate tre persone con al collo un
cartello 'No Tav'.
Ed è chiaro che la matrice No Tav alla fine sia solo un modo per incanalare
una protesta che nasce da un disagio più ampio, dallo scollamento tra la
società reale ed i palazzi del Potere, dall’assoluta inadeguatezza di una
politica che a destra come a sinistra ha dimostrato di essere preoccupata più
di garantirsi il mantenimento dei privilegi che legittimare con la propria
azione il proprio posto in Parlamento avuto in virtù di una nomina. Ieri su
twitter Italo Bocchino, il numero di Futuro e Libertà, il delfino di Fini,
scriveva che alla prossime elezioni il Pdl avrebbe fatto la fine della Dc nel ’
93. Può darsi ma è l’intera ritualità della politica che non funziona: prendete
i congressi del Pdl che stanno per svolgersi in tutta Italia. Trattative,
accordi, fughe in avanti, intese saltate all’ultimo momento. A vederli questi
politici, a leggerne le dichiarazioni sui giornali, ci sarebbe da prenderli sul
serio ma è giusto un attimo perché basta un nulla per capire quanto siano fuori
dalla realtà, lì a giocare ad una sorta di monopoli per un partito che
Berlusconi vorrebbe sciogliere e che di sicuro di qui a poco non sarà quello di
oggi. La verità è che i congressi del Pdl (ma anche le primarie del Pd) servono
solo a preparare una ricollocazione futura, per dire, guardate che gli
equilibri sono questi. Ma potrebbe non servire a salvare questi aspiranti
statisti di periferia perché con l’eliminazione delle province e la riforma
della legge elettorale che dovranno fare perché tra un po’, vedrete, la gente
scenderà in piazza anche per questo e se non accadrà basterà il popolo della
rete,internet insomma, per avere uno stipendio di parlamentare (perché di
questo si tratta) non basterà avere le amicizie giuste ai vertici dei partiti,
anzi di queste cricche senza idee né ideali che chiamano partiti.
Gigi Casciello
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