giovedì 8 marzo 2012

La felicità delle donne

Ed è arrivato anche questo 8 marzo, festa della donna. Questo giorno ha sicuramente perso molto del suo senso e forse anche della necessità, della ragione di una festa che tra l’altro in tempi di crisi verrà misurata anche su quanto e come si riempiranno i ristoranti. Intanto le organizzazioni degli operatori del settore già ci informano che c’è un calo notevole, circa il 30% rispetto allo scorso anno, delle prenotazioni ai ristoranti per questa sera, nonostante i prezzi dei menù siano stati ribassati di circa il 15%.
Ma in ogni caso c’è sempre una buona ragione per fare gli auguri alle donne. Alle mamme come alle mogli, alle fidanzate, alle compagne, alle amanti, alle sorelle come alle amiche, alle zie, alle nonne. Anche perché come si fa a negare che tutta la vita di ciascuno è determinata, condizionata, scandita da una presenza femminile? E allora nella peggiore delle ipotesi questa festa dell’8 marzo servase non altro a ricordare a ciascuno che  la conquista dei diritti degli ultimi decenni non basta ancora a cancellare gli anni di una marginalità alla quale anche nelle società più avanzate sono state condannate le donne.
Ma oggi che si fanno sondaggi su tutto ce ne è uno che mi sembra indicativo per un’ultima riflessione: la brasiliana, tra le donne di 158 differenti Paesi,è la piu' felice. Lo rivela una ricerca coordinata dalla Fondazione Getulio Vargas (In base allo studio, le connazionali della presidente Dilma Rousseff hanno ottenuto il punteggio piu' alto (in una scala da 0 a 10) riguardo alle aspettative di felicita' per i prossimi cinque anni. Le brasiliane hanno raggiunto quota 8,98, contro l'8,51 delle danesi, seconde classificate. Secondo i dati raccolti dalla FGV, le donne meno felici sono quelle dello Zimbabwe (punteggio 4,04). Nel mondo, il livello medio di felicita' e' invece pari a 6,74 per le donne e 6,69 per gli uomini. E’ vero che le donne single risultano piu' felici (7,28) delle sposate (6,68), ma le separate e divorziate dichiarano un livello di felicita' ancora minore, (6,57 e 6,46 rispettivamente). E soprattutto quest’ultimo dato ci fa pensare, anzi ci fa piacere pensare, che in fondo la donna non escludi che la propria felicità possa arrivare ancora dal condividere con un uomo la prospettiva di una vita serena, di una famiglia, figli da crescere e con la certezza di essere il riferimento più certo, tranquillo. Insomma, tutto secondo i criteri ed i valori che in qualche modo hanno tenuto insieme anche nei momenti peggiori la società italiana, così come gran parte di quella occidentale: perché poi si può dire ciò che si vuole ma il centro della comunità resta la famiglia e senza la donna con la sua centralità, e con tutti i suoi diritti, che famiglia è?
Certo, per le donne resta tutto più difficile e, nonostante sembri incredibile, mettere al mondo un figlio continua a comportare il rischio persino di perdere il lavoro e allora  nel giorno della festa è importante far memoria piuttosto che solo divertirsi, dal latino “divertere” che significa dimenticare.Così, pur guardando alle conquiste fatte, sarà il caso di domandarsi se non sia giunto anche il momento di fermare l’insidioso meccanismo della tutela che rischia di affermare una diversità, penso alle quote rosa, piuttosto che ad una unicità della persona, donna o uomo. E questo mi sembra un buono spunto di riflessione per non far passare anche l’8 marzo del 2012 tra vecchi e nuovi luoghi comuni.
Gigi Casciello

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