Nel Pd sarà bene che rileggano Leonardo Sciascia che amava ripetere, fino a farlo incidere sulla propria tomba, di aver commesso molti errori ma mai gli stessi. A Palermo nel centrosinistra si è votato per la scelta del candidato a sindaco e naturalmente anche stavolta il candidato ufficiale del Pd ha perso. Così come è avvenuto praticamente ovunque. Con 9942 voti ha infatti vinto Fabrizio Ferrandelli, che ha appena lasciato l’Idv e che era sostenuto da quella parte del Pd che sostiene la giunta regionale dell’autonomista Raffaele Lombardo. Rita Borsellino, candidata dei vertici del Pd regionale e nazionale è stata sconfitta da Ferrandelli e già sono pronti i ricorsi con la possibilità che le primarie vengano annullate così come avvenne a Napoli quando l’ex assessore regionale Cozzolino vinse su Ranieri. E poi andò a finire che De Magistris vinse le elezioni grazie ad una massiccia astensione dei napoletani al ballottaggio che vedeva di fronte l’ex Pm e Lettieri, candidato del Pdl. La vicenda di Palermo dimostra due cose: la prima è che i vertici del Pd quando perdono fanno come quei bambini che quando giocano a calcio con gli amici e beccano un gol frignano e si portano via il pallone perché l’hanno portato loro; la seconda è che alla fine la gente non resta più inerme di fronte all’evidente incapacità della classe dirigente dei propri partiti di riferimento e quando non ne può più preferisce non andare a votare così come è accaduto a Napoli. Certo, è questa una scelta sbagliata, al limite dell’autolesionismo come dimostra la vittoria di De Magistris a Napoli ma se nemmeno esempi recenti riescono a convincere i maggiori partiti italiani, e mi riferisco a Pd e Pdl perché anche in quest’ultimo sono messi male nell’inconsapevolezza di esserlo, sarà inevitabile che alle prossime elezioni ci sia una reazione come quella del ‘94 quando furono spazzati via i partiti tradizionali e la presunta gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto venne travolta da Silvio Berlusconi, l’uomo nuovo, allora, della politica italiana.
Oggi non si intravedono altri Berlusconi (nel bene e nel male)e così appare del tutto normale che la novità possa venire dal Governo Monti, magari dallo stesso Premier o da uno dei suoi ministri ma anche nel ’94 si pensava che quanto emergeva dai salotti buoni (ricordate Mario Segni con il Patto per l’Italia, Martinazzoli, lo stesso Occhetto) dovesse rappresentare la nuova guida del Paese. E poi accadde di tutto ed arrivò Berlusconi. Quindi sarà il caso che i partiti si diano una mossa iniziando con l’accettare che la propria classe dirigente venga messa in discussione dalla base, così come è accaduto a Palermo per il Pd e come dovrà accadere con i congressi provinciali del Pdl che invece già si avviano alla farsa della legittimazione congressuale dell’attuale classe dirigente fatta di parlamentari nominati.
Gigi Casciello
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